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mercoledì 11 marzo 2026

Binari imprevedibili

 


La compagnia ferroviaria Arenaways, a gennaio del 2025, ha riportato il servizio passeggeri sulla linea Savigliano-Saluzzo-Cuneo. Il ritorno del treno nelle sette stazioni della linea (alle tre maggiori si aggiungono Manta, Verzuolo, Costigliole Saluzzo e Busca) è stato accolto con entusiasmo dalla cittadinanza: in parte per la soddisfazione di aver ottenuto dall’amministrazione regionale ciò che si chiedeva da anni, in parte per il ritorno di una piccola ma importante comodità e infine – ritengo – perché viaggiare su una ferrovia è un piacere. Il treno è, infatti, il mezzo di trasporto che più di ogni altro ha la capacità di farci trascorrere del tempo con le persone che amiamo, far nascere nuove conoscenze e condurci attraverso luoghi affascinanti.

L’editore Fusta di Saluzzo ha perciò deciso di chiedere a un gruppo di autrici e autori quale fosse la loro idea del viaggiare in treno. Sono scaturiti in questo modo quattordici racconti, molto diversi tra di loro, così come differenti sono le autrici e gli autori che hanno risposto all’invito. D’altronde, non è forse un insieme variegato quello delle persone che ogni giorno viaggiano sui treni?

Nella varietà dei racconti, emerge comunque un denominatore comune: è l’imprevedibilità degli incontri che il treno rende possibili. Anche su una linea di lunghezza ridotta come la Savigliano-Saluzzo-Cuneo. 

Immaginate di salire a bordo del treno che viaggia tra Savigliano, Saluzzo e Cuneo, di sedervi e di cominciare una conversazione con alcuni degli altri passeggeri: sono le autrici e gli autori dei racconti che state per leggere. Si parte dalla stazione di Saluzzo con Alessandra Gondolo, che al termine del suo racconto ci fa salire su un treno diretto a Savigliano. Con Gianni Audisio si viaggia poi nella direzione opposta, da Saluzzo a Cuneo, cominciando a conoscere i panorami di Manta e Verzuolo. Nella stazione del capoluogo ci si trattiene quindi per il resto del giorno con la protagonista del racconto di Cinzia Dutto. La mattina successiva saremo di nuovo lì, per ripartire con la narrazione di Pierfrancesco Di Noia: si va a Saluzzo, con una importante sosta alla stazione di Costigliole, e si torna a Cuneo. Siamo entrati nel mondo dei pendolari: Filippo Bessone ce lo racconta dal punto di vista di un capotreno alle prese con due passeggeri che salgono a Busca per andare a lavorare a Torino, via Savigliano. Noi ci fermiamo a Savigliano e ripartiamo per Saluzzo con Michele Cerutti, cambiamo treno a ritorniamo ancora una volta a Cuneo. Serena Covella ci accompagna sulla successiva corsa Cuneo-Saluzzo alla ricerca di una pendolare scomparsa, quindi viaggiamo con Marco Craveri, nel cui racconto assume una particolare importanza la stazione di Verzuolo.

Usciamo dal mondo dei pendolari con il racconto di Paolo Calvino: alla stazione di Busca una giovane viaggiatrice sale su un treno che la porterà ben oltre la stazione di Savigliano. Noi, invece, rimaniamo sul treno che va avanti e indietro tra Savigliano e Cuneo, e a Costigliole osserviamo salire la passeggera creata da Giorgio Enrico Bena; lasciamo proseguire anche lei verso una meta lontana, perché a Cuneo ci aspetta Roberto Rossi Precerutti per tornare a Manta e visitarne il castello da una prospettiva inconsueta.

Con il bambino protagonista del racconto di Luisa Pessina ritorniamo a Savigliano, dove ci attende Sergio Soave, che dalla stazione saviglianese ci fa viaggiare verso altre linee piemontesi. Da Savigliano parte anche il personaggio ideato da Sergio Racca per l’ultimo racconto: è diretto a Saluzzo, ma la meta non sarà esattamente quella prevista.

In una narrazione ambientata nel mondo delle ferrovie il movimento è un elemento inevitabile. Nel nostro caso, noterete che i personaggi si muovono, oltre che nello spazio, anche nelle dimensioni del tempo: c’è chi ha rievocato il passato – proprio o delle ferrovie – a partire da ricordi rimasti profondamente impressi, chi ha situato gli avvenimenti nel presente e chi nel futuro, seguendo forse la libera concatenazione di pensieri che viene favorita proprio dal movimento e dai suoni caratteristici dei viaggi in treno.

Autrici e autori hanno lavorato separatamente, tuttavia troverete degli involontari collegamenti tra alcuni racconti, quasi come se certi riferimenti a date o luoghi fossero delle anticipazioni di quanto contenuto in un successivo capitolo. Si tratta di coincidenze? Oppure esistono dei tunnel spazio-temporali attraverso cui le informazioni viaggiano da una vicenda a un’altra? E chissà se un giorno – almeno nei racconti – in quei tunnel ci potranno passare dei treni?


Binari imprevedibili

sarà presentato

sabato 6 giugno 2026

alle ore 17,30

al Castello della Manta (CN)


Su questa antologia si può ascoltare una conversazione tra Paolo Calvino e Livio Partiti

sul sito ilpostodelleparole.it


Il libro si può acquistare sul sito di Fusta Editore

lunedì 27 gennaio 2025

Di nuovo in treno sulla ferrovia Savigliano-Saluzzo-Cuneo

 

Cuneo, ventisette gennaio Venticinque


Da questa mattina i treni circolano nuovamente sulla ferrovia Savigliano-Saluzzo-Cuneo.

La prima parte della linea (tra Savigliano e Saluzzo) fu aperta nel 1857, la seconda (tra Saluzzo e Cuneo) nel 1892. Tredici anni fa, la chiusura, "dopo gli sconsiderati ed assurdi tagli effettuati dalla giunta Cota [Lega Nord] nel 2011, che avevano portato alla chiusura di quasi il 24% della rete regionale [piemontese]" (Omar Cugini, presidente del CeSMoT).

Alle sei meno dieci, sul marciapiede del binario 3 della stazione di Cuneo, c'è una coppia in attesa: sono i signori Arena, marito e moglie. Giuseppe Arena è il fondatore di Arenaways, la compagnia ferroviaria che da oggi gestisce la tratta.


La signora Arena accoglie a bordo i primi passeggeri con gentilezza e calore, quasi come se ci facesse entrare nel suo salotto. Capotreno e controllore risolvono i piccoli problemi di biglietteria dei primi passeggeri. 



Si parte in orario e si raccolgono i primi viaggiatori anche a Busca, Costigliole Saluzzo, Verzuolo e Manta. A Saluzzo (la città che più ha sofferto per la mancanza del treno nell'ultimo decennio), nonostante siano le sette meno dieci, c'è già una decina di persone sul marciapiede del binario 1, alcuni dei quali per scattare foto. Dal binario 2 parte l'altro treno Arenaways per Cuneo.
Si riparte lentamente, per prendere velocità dopo qualche centinaio di metri. La signora Arena, molto emozionata, mi dice: "Quasi peggio di un parto!" Poi si corregge: "Diciamo che mi è nato un nipote".

A Savigliano si arriva sul binario 1, quello storicamente dedicato ai treni da e per Saluzzo. La stazione non è cambiata nei decenni e così è più facile indulgere ai ricordi di viaggi che risalgono agli anni Ottanta o al massimo ai primi Novanta, quando esistevano ancora corse notturne, grazie alle quali si poteva, per esempio, assistere a un concerto a Torino e poi rientrare a Savigliano o Saluzzo.


Nella sala d'aspetto, sui tabelloni delle partenze è ricomparsa la destinazione Saluzzo.


Anche la corsa di ritorno verso Cuneo parte in orario, alle 8.12. Finalmente si può rivedere la stazione di Saluzzo dall'interno di un treno.



A Cuneo scendo dal treno con la sensazione che un piccolo angolo del mondo oggi si sia incivilito e con la consapevolezza di quanto lavoro sia ancora necessario (nel settore dei trasporti e in molti altri)  per rendere il Piemonte una regione vivibile con piacere.



















venerdì 6 dicembre 2024

In cammino nella Prima Zona Liguria

 

Nel Ponente ligure e nell'alta Val Tanaro si può compiere un viaggio a piedi nella Storia, che permette di comprendere come fu organizzata e combattuta la lotta di Liberazione. Dalle città della costa (Albenga, Imperia, Sanremo, Ventimiglia) si risale per le valli, accompagnati dalle parole di storici e scrittori, alla ricerca dei “casoni” e dei paesi, come Bajardo, Carpasio e Pigna, che furono il teatro della Resistenza.


La “Prima Zona Liguria” era, durante la Resistenza, l'area compresa tra il confine italo-francese e l'Albenganese: si può conoscere la sua storia mettendosi in cammino, per recuperare e condividere la memoria dei luoghi e il significato degli avvenimenti.

Dalla costa, i percorsi proposti in questa guida seguono gli spostamenti delle formazioni partigiane e si dirigono verso l'interno. Il primo itinerario parte da Albenga, attraversa Andora, Alassio, Cervo e Diano Marina, raggiunge Imperia e quindi, sulle tracce di Felice Cascione e della canzone Fischia il vento, tocca Testico, Casanova Lerrone e le frazioni di Onzo e Vendone per concludersi ad Alto. Il secondo percorso va da Sanremo a Molini di Triora, passando per Bajardo, Ceriana, Badalucco, Montalto, Carpasio, San Bernardo di Conio e il Monte Grande. Il terzo itinerario comincia a Ventimiglia e conduce a Olivetta, Airole, Rocchetta Nervina e Pigna, capitale di una importante «repubblica partigiana», per poi proseguire verso Triora, Piaggia, Upega e Carnino, fino a Fontane in Val Corsaglia.


A Carnino il Cammino nella Prima Zona Liguria interseca il Cammino nella Resistenza in provincia di Cuneo, per cui è possibile proseguire in direzione nord-est, verso le Langhe, oppure in direzione nord-ovest, nelle valli cuneesi.

La “I Zona Liguria” è stata insignita nel 1980 della medaglia d'oro al valor militare; nell'occasione, il Presidente della Repubblica Sandro Pertini motivò l'onorificenza con queste parole: «Illustre fra le genti Liguri per tradizione di fierezza tenacia e antica adusanza a duro lavoro, in una terra aspra, impervia e avara di risorse, la popolazione imperiese, a prezzo di oltre 1200 caduti, 100 deportati, stragi, persecuzioni e distruzioni immani durante 20 mesi di occupazione nazifascista combatté la sua strenua Resistenza per la riconquista delle Patrie leggi e libertà, in concorso e sostegno, spesso cruenti, con le sue forze partigiane».


La guida

In cammino nella Prima Zona Liguria

si può acquistare
nelle librerie (anche online)
o dal sito dell'editore Fusta

e sarà presentata

domenica 2 agosto 2026
alle ore 15
ad Alto (CN)


Una video-presentazione della guida si trova qui.

I consigli per i pasti e i pernottamenti si trovano qui.


sul sentiero verso il Pizzo d'Evigno

Alto

il luogo della morte di Felice Cascione
a Fontane (Alto)

Monte Castell'Ermo

le Rocche della Val Tanaro

Tipografia clandestina del CLN a Sanremo (via Zeffiro Massa)
in cui si stampava "La Voce della Democrazia"
(Archivio ISRECIM)

sosta a San Giacomo tra Sanremo e Bajardo

San Bernardo di Conio

Andagna

Ciotti

lucertola ocellata
(piemonteparchi.it, foto di F. Crovetto)

Pigna, monumento alla repubblica partigiana

Pigna, San Bernardo

Pigna, centro storico

verso Colla Langan

Ospedale partigiano di Valcona Sottana, 1944
(Archivio ISRECIM)

Carnino Superiore

verso Piaggia


mercoledì 16 ottobre 2024

Ho seguito Escher e ho incontrato Giuseppe Haas-Triverio

 

Ricostruendo e ripercorrendo i viaggi compiuti da M.C. Escher, ho incontrato un altro personaggio, determinante per le scelte dell'artista olandese: il pittore e incisore svizzero Giuseppe Haas-Triverio.

I due si sono conosciuti, per caso, nel maggio del 1922 a Siena, durante il primo viaggio di Escher, allora ventiquattrenne. Erano entrambi ospiti nella pensione Saccaro della signora Giuseppa Alessandri, in via Sallustio Bandini 29.

L'edificio in cui si trovava la pensione Saccaro, fotografato nel 2021

Si ritrovano anni dopo a Roma, dove Escher si è stabilito nel 1925, perché si dedicavano alla xilografia e frequentavano l'ambiente degli incisori che pubblicavano le loro opere sulle riviste «L'Eroica» e «La Diana».

Nasce un'amicizia che porta i due giovani artisti a viaggiare insieme in Abruzzo (1929), Calabria (1930), Sicilia (1932), Corsica (1933) e ancora in Sicilia e a Malta (1935).

Di nove anni più vecchio di MCE, Giuseppe era nato come Joseph Haas a Sachseln, nel cantone Obvaldo. Dopo la scuola elementare, fu apprendista pittore di piatti a Root, vicino a Lucerna, frequentò una scuola di pittura a Zurigo, dove imparò a imitare il legno e il marmo, si spinse nelle sue escursioni sul lago di Costanza, in Svevia e in Baviera.

Nel maggio del 1911 giunge a Roma e trova un impiego come decoratore al Grand Hotel Plaza, in via del Corso, di cui era proprietario il barone svizzero Pfiffer. Intanto intraprende la sua carriera artistica: studia presso i pittori di Anticoli Corrado, impara da autodidatta a intagliare il legno e nel 1918 espone per la prima volta in una mostra a Roma. Nel 1919 sposa una biellese, Secondina Triverio, e modifica il proprio nome: da quel momento si presenta come Giuseppe Haas-Triverio e firma le sue xilografie con il monogramma “GHT” o “HT”. La moglie è ritratta in due dei migliori dipinti a olio di GHT, Mia moglie e sua madre in Piemonte e Alla casa in riva al lago

A Roma, Giuseppe e Secondina abitano a Monteverde, lo stesso quartiere in cui vivono M.C. Escher e la moglie Jetta. Dopo la sua prima personale allestita al Circolo Svizzero nel 1920, GHT espone in numerose mostre, fra cui quelle della Corporazione fascista: probabilmente vide in questa sede le opere di Giacomo Balla e le fece conoscere a MCE, che ne fu influenzato.

A gennaio del 1924 Alessandro Roccavilla annuncia sulla «Rivista Biellese» che la testata si è «procurata pel nuovo anno la collaborazione di Haas Triverio, il valentissimo artista, oriundo svizzero, che, accasatosi felicemente nel Biellese, della regione diveniva ammiratore entusiasta e prezioso riproduttore». In effetti l'articolo è corredato da xilografie di GHT di vedute biellesi: il Battistero, le chiese di S. Sebastiano, S. Gerolamo e S. Grato di Sordevolo.

Nei numeri seguenti le opere grafiche di GHT diventano presenze fisse; campanili e contadini sono i suoi soggetti preferiti. Un anno dopo, sulla stessa rivista, un articolo di Piero Scarpa loda Giuseppe Haas-Triverio e presenta alcune xilografie romane dell'artista. Sul numero di settembre del 1925, Francesco Carandini recensisce la Terza Esposizione di Belle Arti in corso a Biella; fra gli artisti presenti c'è anche Haas-Triverio, di cui si descrive la tecnica: GHT tira le sue xilografie a mano, senza l'aiuto di un torchio, posando il foglio in successione sui vari cliché che ha preparato, calcandolo delicatamente con la mano e strofinandolo abilmente con appositi strumenti di osso.

Alcune delle xilografie pubblicate sulla «Rivista Biellese» adornano il calendario del 1926 che il periodico regala ai suoi lettori; per alcuni mesi dello stesso anno, altre opere di GHT compaiono sulla rivista, poi la collaborazione si interrompe.

Due anni più tardi, nel 1928, una xilografia di GHT viene scelta per la copertina della pubblicazione turistica Il Biellese, stampata in 10.000 copie dalla tipografia Ferrara per l'Associazione Pro Biella e Biellese.

Nel 1933 una xilografia di GHT, Inverno oropeo, viene scelta per la copertina del numero di gennaio di un'altra rivista, l'«Illustrazione Biellese», nata l'anno precedente. Il periodico conteneva, tra l'altro, una rubrica intitolata “I biellesi nel mondo”, nella quale venivano pubblicati resoconti di viaggi in Paesi lontani. Un'altra xilografia di GHT, Favaro, compare sulla copertina del numero di maggio del 1934.

Il 1935 è per gli Escher l'anno di un radicale cambiamento. Rispetto ai primi anni Venti, l'epoca dei primi viaggi e del matrimonio, l'Italia è diventata, dirà il grafico olandese molto tempo dopo, «un altro mondo»: questa volta, però, in senso negativo.

Gli anni vissuti in Italia da Escher coincidono con l'ascesa del fascismo, dalla sciagurata decisione del re Vittorio Emanuele III di affidare il potere esecutivo a Mussolini alla incosciente preparazione delle guerre che porteranno migliaia di giovani italiani a uccidere e morire in Etiopia e Spagna, tra il 1935 e il 1936. Un'Italia dominata dalla sua parte peggiore: i prepotenti, gli arrivisti, i razzisti, i clericali, stretti intorno a un regime che in una dozzina di anni vede crescere il consenso alle sue politiche violente. A opporsi è, come sempre in Italia, una ristretta minoranza. La maggioranza pensa a come approfittare della situazione o a quale gerarca sottomettersi per ottenere dei meschini favori, a danno ovviamente di qualcun altro, di cui non importa nulla perché non è un membro della propria famiglia o del proprio clan. La vita diventa sempre più difficile per chi ha conservato la propria umanità, anche per chi non si occupa di politica, per un artista, per uno straniero.

In questo clima matura la decisione degli Escher di lasciare Roma e l'Italia. Chissà se, sulla decisione di lasciare l'Italia, per l'artista olandese avrà pesato anche la delusione probabilmente provata per la vicinanza di Giuseppe Haas-Triverio agli ambienti fascisti. Comunque sia, i due amici decidono di compiere ancora un viaggio insieme, nuovamente in Sicilia, di cui nel 1932 avevano esplorato solo una parte. Forse Escher ha in mente di salutare, così, l'Italia e il suo amico Giuseppe nel modo migliore, oppure vive l'esperienza quasi come un ultimo appuntamento con l'amante che si è deciso di lasciare per sempre.

Da gennaio 1936 la rivista l'«Illustrazione Biellese» viene pubblicata «sotto gli auspici della Sezione di Biella dell'Istituto Fascista di Cultura» e in seguito «del Fascio di Combattimento di Biella». La collaborazione di GHT continua con le xilografie per le copertine dei numeri di febbraio (Chiesa di S. Sebastiano – Biella) e aprile (L'antica porta del Vernato) nel 1936, di marzo (Mercato della frutta a Biella) e settembre-ottobre (Donna biellese) nel 1937, di febbraio (Testa di vecchio) e aprile nel 1938, di gennaio nel 1939, di marzo nel 1940. Abbandonati i paesaggi e i ritratti di volti biellesi, l'ultima copertina GHT la dedica a Mussolini e alla cultura fascista. Nel numero di agosto-settembre 1941 l'«Illustrazione Biellese» elogia GHT con un articolo a firma di Raffaele Biordi: Giuseppe Haas Triverio e le sue xilografie. Intanto, dopo che l'Italia è entrata in guerra, GHT è tornato a vivere a Sachseln.

Biella non lo dimentica completamente: nel 1949 la «Rivista Biellese» gli dedica un articolo per il suo sessantesimo compleanno, e ancora nel 1953 la galleria Cornice, in piazza Fiume, allestisce una mostra delle sue xilografie.

Si può leggere in Rete una biografia di Giuseppe Haas-Triverio e, nello stesso sito, vedere alcune sue incisioni, dipinti e disegni.


Ho seguito Escher è pubblicato e venduto da i libri di Mompracem.
Si trova nelle librerie (anche online).





Ho seguito Escher:

-  a Orvieto

- in Abruzzo


- a Ravello

- in Calabria




- a Malta

- a Genova

- ad Ancona

- a Savona


martedì 1 ottobre 2024

In cammino nella Prima Zona Liguria: pasti e pernottamenti

 

I viaggiatori hanno a disposizione in Rete tutte le informazioni necessarie per scegliere dove mangiare e dove dormire, tuttavia ho preparato un elenco di consigli per chi si mette In cammino nella Prima Zona Liguria: si tratta di esercizi scelti per la loro posizione, le specialità o la disponibilità nei confronti dei camminatori e degli appassionati di storia.

È sempre consigliato verificare in anticipo l'apertura delle strutture e, se possibile, prenotare. Talvolta i trasporti pubblici permettono di spostarsi verso i centri limitrofi anche per i pasti e il pernottamento: in questo modo, in alcuni casi la stessa località può servire da base per percorrere più tappe.


La guida

In cammino nella Prima Zona Liguria

si può acquistare
nelle librerie (anche online)
o dal sito dell'editore Fusta



Consigli per i pasti e i pernottamenti

Itinerario 1


1.1 – Da Albenga ad Andora

Albenga:

Bar Mina – via Martiri della Libertà, 48

Colla Micheri:

Osteria – 0182 86116



1.2 – Da Andora ad Imperia

Alassio:

Hotel Badano - via Gramsci, 36 - 0182 640964

Diano Marina:

Bar ristorante El Parador – corso Garibaldi, 19

Imperia (Oneglia):

Focacceria caffetteria Il bastione – via Matteotti, 62 – 0183 197 2968


1.5 – Da Curenna di Vendone ad Alto (Fontane)

Alto:

Osteria del Castello - via Castello, 2 - 350 161 4227

Agriturismo Olio del Casale – via Roma, 2 – 335 686 2222

Caprauna:

Rifugio Pian dell'Arma – 353 408 8728


C1.1 – Da Pian dell'Arma a Quarzina

Quarzina:

Rifugio Quarzina – 333 886 4283





C1.2 – Da Quarzina a Carnino

Carnino:

Foresteria di Carnino – 0174 086108 / 333 9117975


Itinerario 2


2.1 – Da Sanremo a Baiardo

Sanremo:

Hotel Corso - corso Cavallotti, 194 - 0184 509911

ristorante La Ciotola - via S. Stefano, 4 (centro storico Pigna) - 0184 507609

Baiardo:

caffetteria Ghirazucchina, via Roma 106

ristorante bar Jolanda, via Roma




2.4 – Da Badalucco a Carpasio

Carpasio:

ristorante La Carpasina, piazza Garibaldi, 18 - 334 107 4737

Ostello Leo Anfosso, via Tullio 12 – attualmente chiuso


2.5 – Da Carpasio a Molini di Triora

Andagna:

Casa di nonno Memè (appartamento) – 328 961 6343

Molini di Triora:

bar Capriolo, via Nuova 1


Itinerario 3


3.1 – Da Ventimiglia a Villatella

Ventimiglia:

Mercato Coperto – via della Repubblica

Villatella:

Ristorante e B&B Vecchio Frantoio – 0184 215151 / 349 644 9274


3.2 – Da Villatella a Olivetta

Rifugio non custodito Patrick Gambino, località Gerri (chiavi presso la sezione di Ventimiglia del CAI o al Ristorante Vecchio Frantoio di Villatella)



3.3 – Da Olivetta a Rocchetta Nervina

Rocchetta Nervina:

B&B e osteria La Pecora Nera – 345 469 0888

Ostello Alpi Liguri, viale Rimembranze 35 - 320 602 0330 - ostelloalpiliguri.eu

Bar La Favola


3.4 – Da Rocchetta Nervina a Pigna

Pigna:

Affittacamere e pizzeria-ristorante Sul Ponte – 340 464 2038


3.5 – Da Pigna a Triora

Langan:

Agriturismo Il Rifugio – 329 023 6494

Molini di Triora:

bar Capriolo, via Nuova 1


3.6 – Da Triora a Piaggia

Piaggia:

Locanda La Briga, via Pastorelli, 1 – 346 122 4656

Affittacamere DolceMente, via Tanarello, 4 – 346 122 4656


3.7 – Da Piaggia a Carnino

Carnino:

Foresteria di Carnino – 0174 086108 / 347 301 8685


3.8– Da Carnino a Fontane

Rifugio Mongioie (0174 390196)

Bivacco Cavarero (CAI Sezione di Mondovì, 0174 46776)

A Fontane è possibile pernottare nell'ex-edificio scolastico (gestito dall'Associazione Culturale “E Kyé”, prenotare al numero 349 3232140 - 347 8449602); per i pasti: Osteria delle Fontane (388 6258306 - 333 5334642)

A Corsaglia (6 km a N di Fontane): ristorante e albergo Corsaglia (0174 349109 – 345 7007999)


C3. 1 – Da Carnino a Quarzina

Quarzina:

Rifugio Quarzina – 333 886 4283


C3.2 – Da Quarzina a Ponte di Nava/Pian dell'Arma

Caprauna:

Rifugio Pian dell'Arma – 353 408 8728











martedì 3 ottobre 2023

Fra le rocce, con Gino Balzola, Matteo Olivero, Freya Stark e Roberto Blanchi di Roascio


Gino Balzola (Torino, 10 marzo 1927 - 9 gennaio 1983) è stato un giovane partigiano che partecipò alla liberazione di Torino, un alpinista e istruttore di alpinismo academico del CAI, fotografo di montagna e pittore.


A quarant'anni dalla sua scomparsa, il figlio Andrea ha chiesto a un gruppo di autori di scrivere un racconto di montagna ciascuno, da riunire in una pubblicazione dedicata a Gino Balzola.

È così nata l'antologia Fra le rocce. Storie e immagini di montagna, curata da Giorgio Enrico Bena e pubblicata da Neos Edizioni, nella quale ogni racconto è abbinato a una fotografia scattata dall'artista.

La presenteremo sabato 2 novembre, alle ore 16,30, alla Porta di Valle nel Filatoio di Caraglio (CN).

Il mio racconto si intitola Con Roberto in Valle Maira: leggerete di una camminata che trascende i confini del tempo, nella quale, per rendere omaggio alla ricca personalità di Gino Balzola, incontrerete fra gli altri personaggi un pittore (Matteo Olivero) e un partigiano (Roberto Blanchi di Roascio). Ospite d'onore una bambina destinata a diventare una grande scrittrice di viaggi (Freya Stark): forse non sapete che anche lei ha vissuto a Dronero.









giovedì 9 febbraio 2023

Fermata Aliano

 

Da più di trent'anni desideravo vedere i luoghi in cui Carlo Levi fu confinato e ambientò Cristo si è fermato a Eboli, uno dei libri che più amo.

Carlo Levi, già costretto al confino in Basilicata dal maggio del 1935 perché appartenente al movimento antifascista Giustizia e Libertà, dopo tre mesi fu trasferito ad Aliano, che nel libro diventa Gagliano per imitazione della pronuncia locale:

«Sono arrivato a Gagliano un pomeriggio di agosto, portato in una piccola automobile sgangherata. Avevo le mani impedite, ed ero accompagnato da due robusti rappresentanti dello Stato, dalle bande rosse ai pantaloni e dalle facce inespressive. […] salutati i miei custodi che si affrettarono a ripartire, rimasi solo in mezzo alla strada. Mi accorsi allora che il paese non si vedeva arrivando, perché scendeva e si snodava come un verme attorno ad un'unica strada in forte discesa, sullo stretto ciglione di due burroni, e poi risaliva e ridiscendeva tra due altri burroni, e terminava nel vuoto. La campagna che mi pareva di aver visto arrivando, non si vedeva più; e da ogni parte non c'erano che precipizi di argilla bianca».



Il paese di Aliano pare ricambiare l'affetto che per tutta la vita Levi gli rivolse, scegliendolo anche come luogo per il proprio funerale e per la propria sepoltura.


Allo scrittore e pittore torinese è stato dedicato un Parco letterario, grazie al quale si possono visitare una pinacoteca, un museo della civiltà contadina (che espone le maschere cornute del carnevale locale) e la casa in cui egli trascorse il periodo del confino.

La pinacoteca ospita una trentina di dipinti di Carlo Levi, realizzati tra gli anni Cinquanta e Settanta, tra i quali Raccolta delle olive ad Alassio e Ulivo, appropriati in una zona in cui la coltura principale è appunto l'ulivo. Sono esposte anche le litografie della serie Cristo si è fermato a Eboli che Levi commissionò a Francesco Esposito. Di questo artista calabrese, nativo di San Costantino Albanese e titolare di una stamperia a Torino, mi aveva parlato Anna Stratigò quando la incontrai a Lungro.

«La nuova casa aveva il vantaggio di essere in fondo al paese, fuori dagli sguardi continui del podestà e dei suoi accoliti: avrei potuto, finalmente, passeggiare senza urtarmi ad ogni passo nelle solite persone, con i soliti discorsi».

«L'alloggio era quasi vuoto: il padrone e lo zoppo suo amico mi fornirono le suppellettili necessarie. Io ci portai le cose che mi ero fatte arrivare in quei giorni: il mio cavalletto grande e la poltrona, suo necessario complemento: l'uno per dipingere e l'altra per guardare i quadri a mano a mano che li faccio: mi sono entrambi indispensabili, e mi ci sono affezionato: mi hanno sempre seguito in tutti i miei viaggi qua e là per il mondo».

La casa del confino di Carlo Levi è un'abitazione signorile costruita nel 1905, dotata di una terrazza che il pittore utilizzava per dipingere.


Aliano ricorda, con una piazza, un monumento e un circolo culturale, anche Nicola Panevino, giudice e partigiano fucilato dalle SS il 23 marzo 1945 a Cravasco, in provincia di Genova.

A Torino, la memoria dell'opera di Carlo Levi è curata dall'Associazione Lucana in Piemonte Carlo Levi, che ha sede presso la Fondazione Giorgio Amendola.


Venti maggio Ventitré

Firenze.

Dopo una passeggiata con gli amici Paolo e Elena, a San Miniato e poi per viale Galileo, viale Machiavelli e i Giardini di Boboli, di fronte a Palazzo Pitti incontriamo una lapide che ricorda il periodo fiorentino di Carlo Levi: