Dal 21 aprile al 5 maggio del 1927, MCE visita Viterbo e i siti archeologici etruschi di Tarquinia, Barbarano e Norchia, in compagnia di Jetta e del suocero. I luoghi etruschi erano diventati meta del turismo colto europeo soprattutto dopo la pubblicazione, nel 1848, di The Cities and Cemeteries of Etruria dell'esploratore inglese George Dennis. [...]
Tredici febbraio Ventidue
A poche decine di chilometri di distanza da Norchia in direzione sud-est, sempre sulla riva del Biedano, su un'altra lingua di terra che termina a testa di vipera, elevata rispetto ai corsi d'acqua che la lambiscono, sorge Barbarano Romano. Così la rappresentò Escher in un'altra sua litografia del 1929; la guida Baedeker gliel'aveva presentata come «circondata da pascoli deserti». Anche in questa località si trova un'importante necropoli etrusca, quella di San Giuliano.
Il visitatore incontra però un diverso approccio ai beni ambientali e culturali: già negli anni Ottanta l'Amministrazione comunale si adoperò affinché venissero tutelati attraverso la creazione del Parco Regionale Marturanum, dal nome dell'antica città edificata nella zona. L'attuale sindaco Rinaldo Marchesi, poi, sta ottenendo consistenti fondi che vengono convogliati verso il patrimonio culturale del paese. Ogni mattina sono aperti il centro visite del Parco, presso il Museo Naturalistico “Francesco Spallone”, e il Museo delle Necropoli Rupestri, quest'ultimo grazie alla presenza delle volontarie dell'Associazione Barbarano Cultura. Sono entrambi ottime introduzioni all'esplorazione della zona e forniscono una buona carta dei sentieri. Le tombe più antiche della necropoli di Barbarano risalgono al periodo orientalizzante della storia etrusca (VII secolo a.C.), precedenti quindi quelle di Norchia, che appartengono al periodo ellenistico (IV-III secolo a.C.). Una buona parte della necropoli fu scavata dal re di Svezia Gustavo negli anni Cinquanta, per cui Mauk e Jetta non la poterono vedere.
La tomba più rappresentativa è quella del Cervo, così chiamata perché al suo esterno è visibile un bassorilievo che raffigura una scena di lotta tra un cervo e un lupo.
Un intervento di recupero svolto nel 2015 dal Parco Regionale Marturanum, che ha adottato il bassorilievo come simbolo, permette di apprezzare pienamente la struttura “a dado” visibile anche a Norchia: il tufo viene scavato dall'alto, in modo che la tomba risulti staccata dalla parete per tre lati, mentre il quarto, la facciata, è ricavato dalla parete della scarpata.Una tecnica di costruzione che si avvicina a quella delle chiese etiopi di Lalibela.
(Da Ho seguito Escher. In viaggio con l'artista in Italia, Spagna, Corsica, Tunisia, Malta,
i libri di Mompracem, Firenze 2024)
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