Prima di visitare la città nel 1936, M.C. Escher per tre volte transita rapidamente a Genova.
Nella primavera del 1922, a ventiquattro anni non ancora compiuti, aveva compiuto il suo primo viaggio in Italia. A settembre riparte con due amici e si imbarca ad Amsterdam su un mercantile diretto in Spagna. Giunto a Siviglia il 24 ottobre, chiede
al console olandese se c'è la possibilità di raggiungere l'Italia a
bordo di una nave olandese. Vuole godere di entrambi gli amori che ha
scoperto negli ultimi sei mesi. Il console gli trova la nave: è il
mercantile Bacchus,
in partenza da Cadice e diretto a Genova, su cui Mauk si imbarca il 6
novembre. Il
Bacchus approda a
Genova l'11 novembre. Mauk sbarca e si dirige subito a Siena.
A giugno del 1923 Escher, a Ravello, conosce Jetta Umiker e se ne innamora. Ad agosto le propone di sposarlo e lei accetta. Il 28 agosto le famiglie dei due giovani si incontrano a Zurigo per organizzare il matrimonio. Dichiarato ufficialmente il fidanzamento, il 6 settembre la famiglia Escher, Mauk compreso, si mette in viaggio per l'Italia: la prima tappa è Genova, che viene però subito lasciata per raggiungere Firenze.
Il 12 giugno 1924, finalmente, Jetta e Mauk si sposano, a Viareggio. Il 16 partono per Annecy, che hanno scelto per la luna di miele, e passano ancora una volta per Genova senza trattenersi.
Dopo dodici anni di residenza a Roma, nel 1935 Jetta e Mauk decidono di lasciare l'Italia. Negli stessi dodici anni, a partire dalla
sciagurata decisione del re Vittorio Emanuele III di affidare il
potere esecutivo a Mussolini, l'Italia è stata dominata dai prepotenti, dai razzisti e dai clericali, con il consenso di decine di milioni di persone. Il Paese di cui gli Escher si erano innamorati all'inizio degli anni Venti non esiste più. Si trasferiscono perciò in Svizzera, nella piccola località montana di Château-d'Oex. Qui, però, iniziano a soffrire per l'isolamento. Nei
mesi invernali, la nostalgia per il Mar Mediterraneo si fa sempre più
acuta. Mauk e Jetta ne discutono e decidono di uscirne organizzando
un lungo viaggio in nave. Una ripresa, quasi, di quello del 1922 con
cui Escher era andato in Spagna.
Dopo aver viaggiato, l'anno precedente, da Malta a Palermo sulla Verdi della compagnia di navigazione Adria, Mauk ha raccolto il materiale pubblicitario dell'Adria, che era particolarmente curato e ispirato a un'estetica vagamente futurista. La compagnia reclamizzava un «servizio regolare settimanale con nuove e comode motonavi» con partenza da Fiume, che toccava poi i porti di Venezia, Ancona, Bari, Catania, Malta, Messina, Palermo, Napoli, Livorno, Genova, Imperia, Marsiglia, Barcellona e Valencia.
Il primo febbraio del 1936, Escher scrive una lettera alla Direzione Generale dell'Adria: dopo aver rievocato la traversata da Malta a Palermo sulla Verdi, descrive sinteticamente la propria carriera di grafico e di viaggiatore, quindi formula la sua proposta: in cambio di un biglietto gratuito di andata e ritorno, per sé da Fiume alla Spagna e per la moglie da Genova a Valencia, e la sistemazione in cabina turistica su uno dei mercantili della compagnia che effettuano anche servizio passeggeri, MCE si impegna a realizzare una serie di stampe che l'Adria potrà poi utilizzare come materiale pubblicitario. Escher specifica che il biglietto dovrà essere aperto, in modo che lui e Jetta possano interrompere la navigazione quando lo desiderano e riprenderla con una nave successiva della stessa compagnia.
La proposta sembra azzardata agli stessi Jetta e Mauk, ma, con loro sorpresa, nel giro di pochi giorni ricevono una risposta dall'Adria, che la accetta.
Il 26
aprile Escher prende un treno per Trieste. Il suo umore migliora
immediatamente, come ben sa ogni viaggiatore, appena si sistema a
bordo. Il giorno successivo, arriva a Fiume e viene ricevuto presso
la sede dell'Adria, dove gli viene mostrato l'archivio fotografico
della compagnia e consegnata una lettera di presentazione per evitare
eventuali noie con le autorità portuali lungo il tragitto. È
accompagnato a bordo della motonave Rossini e gli viene
presentato il capitano. Il mercantile, entrato in servizio nel 1928
come la Verdi, è attrezzato per trasportare una trentina di
passeggeri, sistemati in cabine e sale da pranzo piuttosto lussuose.
Il personale gli assicura che a ogni pasto serale verrà servito del
vino.
[...] La
Rossini
attracca a Genova l'11 maggio. La stessa sera arriva Jetta, in treno,
dalla Svizzera. Il giorno seguente lei e Mauk visitano la città; lui
trova nella zona di Porta Soprana un buon posto per disegnare, il
Piano di Sant'Andrea, e stabilisce di venirci nel viaggio di ritorno.
[...] Il 22
maggio, Jetta e Mauk prendono un autobus per Granada e trascorrono i
due giorni seguenti all'Alhambra, ammirando e ricopiando i motivi
geometrici delle piastrelle che decorano le pareti del palazzo.
[...] Da Siviglia, il 5
giugno prendono un treno per raggiungere Valencia e salire sul
mercantile Paganini, un'altra motonave della Classe Musicisti
appartenente alla compagnia di navigazione Adria, con cui
intraprendono il viaggio di ritorno verso l'Italia. Esiste una foto, scattata da Jetta sulla Paganini, che ritrae Mauk seduto su uno sgabello, sul ponte della nave: indossa un basco, giacca, pantaloni alla zuava e calze che anticipano le sue tassellature; tiene in mano una matita e un blocco da disegno; in volto è raggiante: è in viaggio con la donna che ama, sul mezzo di trasporto che più ama, nella parte del mondo che più ama e fa ciò che più ama.
[...] Alle
due del pomeriggio del 10 giugno, la Paganini sbarca a Savona
i suoi passeggeri. [...] Un
breve tratto di mare separa Savona da Genova, che la Paganini
copre lo stesso giorno. Il 12 mattina, Mauk e Jetta si salutano e lei
prende un treno per tornare a casa, via Milano, Domodossola e
Montreux. Dopo pranzo, MCE va a disegnare il Piano di Sant'Andrea;
grazie alla lettera di presentazione dell'Adria, ottiene dal
personale dell'ufficio postale di Piazza Dante di salire sulla loro
terrazza, dove si ferma a lavorare fino alle sei e mezza. La
xilografia Piano di
Sant'Andrea nascerà nel febbraio del 1937 (l'opera è
interessante anche per notare le trasformazioni
urbanistiche che negli anni immediatamente successivi hanno
interessato piazza Dante).
Genova: la terrazza del palazzo delle Poste in piazza Dante
da cui Escher disegnò il Piano di Sant'Andrea
La terrazza vista dalle mura di Porta Soprana
Quattro
ottobre Ventidue
Ho dormito a Genova nella camera 103 di un ostello, lo stesso numero della stanza che ho avuto all'hotel Rahma di Gabès la scorsa settimana. [...] A breve distanza dall'ostello, nella cui sala comune è appesa una copia della Metamorfosi I di Escher, trovo invece facilmente il Piano di Sant'Andrea e le due omonime torri fra le quali si apre la Porta Soprana ritratta da MCE nella sua xilografia del 1937.
Il Piano di Sant'Andrea in una cartolina degli anni Trenta
In via Balbi prendo l'insolito ascensore orizzontale-verticale per salire al Castello d'Albertis, l'edificio fatto costruire a fine Ottocento da un ricco viaggiatore genovese, Enrico Alberto d'Albertis, sul Monte Galletto. Le forme esterne rivelano il gusto neogotico di quel periodo, e lo conferma il fatto che i lavori furono supervisionati dall'architetto Alfredo d'Andrade. Quest'ultimo si occupò anche del restauro della romanica Porta Soprana.
L'interno del castello mostra invece l'interesse del capitano d'Albertis per tutto ciò che a quel tempo era considerato esotico, a cominciare dalle piastrelle con le stelle arabe a sedici punte che decorano la Sala delle Meridiane e si richiamano ai mosaici dell'Alhambra di Granada. Nel Salotto Turco, d'Albertis mescolò esotismo, eclettismo e collezionismo: mobili, tessuti e oggetti provenienti dall'Oriente, alcuni originali e altri copie, prodotte nei Paesi lontani o addirittura fatti realizzare in Italia. Il viaggiatore genovese si vantava di essersi sentito in «armonia» con il caos mediorientale, per esempio quando fu ospite del khedivè d'Egitto nel 1869, e volle ricreare quell'atmosfera, ma il risultato sembra piuttosto rivelare il desiderio di allestire un ordinato campionario.
Dei luoghi esotici, d'Albertis aveva conoscenza diretta perché aveva compiuto, in nave, tre volte il giro del mondo: nel 1877, tra il 1895 e il 1896, e infine nel 1910. Esperto marinaio, aveva comandato il primo convoglio italiano a percorrere il canale di Suez nel 1870; nel 1891 era riuscito a compiere la traversata dell'Atlantico con uno yacht, il Corsaro, utilizzando esclusivamente copie, da lui ricostruite, di strumenti di navigazione in uso ai tempi di Cristoforo Colombo. Nel primo decennio del Novecento viaggiò in Africa, a cominciare dalla Tunisia, fino a effettuare, nel 1908, il periplo del continente.
Raccolse biglietti di viaggio e da visita, conti e ricevute, articoli di giornali e menù, e li incollò in un album, che intitolò Ciarpe, frastagli e scampoli. Portò a casa anche un gran numero di oggetti, a costituire una Wunderkammer in cui si trovano una collana di denti di capodoglio proveniente dalle Isole Figi, uova di struzzo, piccoli oggetti accompagnati da minuscole etichette scritte a mano e una sirena essiccata, acquistata in Giappone durante il primo viaggio intorno al mondo: un falso, ovviamente, prodotto già allora per i primi turisti stranieri, e accompagnato dal racconto dell'abitudine delle sirene di nuotare a fianco delle barche che viaggiano con il pescato fuoribordo.
Nella Sala Colombiana è conservata la biblioteca di Enrico d'Albertis. Fra i molti resoconti di viaggio, le guide e i portolani, ritrovo le Baedeker, le Ouvres di Cyrano de Bergerac e il Paradise Lost di John Milton. Un armadio contiene le annate dal 1860 al 1914 della rivista «Le tour du monde» diretta da Edouard Charton.
La Compagnia di navigazione Adria di Fiume cessò di esistere pochi mesi dopo il viaggio di Escher: confluì nella Tirrenia Società Anonima di Navigazione, costituita a Napoli il 17 dicembre 1936.
Con
l'ingresso dell'Italia in guerra, nel
1940 le motonavi
della Classe Musicisti vennero requisite dalla Regia Marina e
impiegate per il trasporto di truppe in Nord Africa e nei Balcani. La
Paganini
esplose, per cause mai chiarite, e naufragò il 28 giugno dello
stesso anno, mentre era in navigazione da Brindisi a Durazzo. La
Verdi
fu
affondata due volte dai bombardamenti britannici: una prima volta nel
porto di Civitavecchia il 14 maggio 1943; recuperata e rimorchiata a Genova per essere
riparata, fu nuovamente colpita da un attacco aereo il 28 maggio del
1944. La Rossini
fu danneggiata da un bombardamento a Livorno il 28 maggio 1943. Autoaffondata dagli italiani il 9 settembre 1943 nel porto di Savona,
fu recuperata dai tedeschi e da questi nuovamente autoaffondata a
Savona il 15 febbraio dell'anno seguente. Tra febbraio e marzo 1946
la Rossini
fu riportata in galleggiamento; dopo i lavori di ripristino
effettuati a Genova, nel settembre 1947 la nave, ribattezzata Città
di Messina,
rientrò in servizio per la Tirrenia sulla linea Napoli-Catania-Siracusa-Malta-Tripoli.
Nello stesso 1947 fu recuperata anche la Verdi,
che riprese a navigare con il nome di Celio
e
l'anno successivo sostituì la Città
di Messina
sulla rotta per la Libia. Nel 1953 la Celio
e la Città
di Messina
ripresero a viaggiare su gran parte della linea degli anni Trenta,
tra Adriatico, Tirreno, Francia e Spagna. Rimasero in servizio fino
al 1972: poste in disarmo, vennero infine vendute per la demolizione.
[...] Dopo
la guerra, per alcuni anni Mauk e Jetta non si muovono da casa. Nel
1954, Escher riprende a viaggiare, ma cambia i suoi ritmi, dedicando
ai viaggi l'autunno o l'estate invece che la primavera. Cambia anche
la funzione del viaggio, che non è più per lui un periodo di
esplorazione e documentazione, durante il quale disegnare immagini da
rielaborare una volta tornato a casa, ma un periodo di riposo e puro
piacere; ora Mauk viaggia quasi solo più in nave, e gli scali non
sono più occasione di escursioni di lavoro.
[...] Nel
luglio del 1955 Escher viaggia da Rotterdam a Savona;
ritorna in Olanda partendo da Genova, a bordo di un mercantile
norvegese, che effettua scali a Marsiglia, Bilbao e Anversa. [...] 1958: Mauk riesce a portare con sé, nell'ormai annuale viaggio in
nave, sia Jetta sia il figlio George e sua moglie Corrie. Salpano il
6 settembre da Anversa, sulla nave Cagliari della Tirrenia, e
arrivano a Genova dieci giorni dopo. Trascorrono una settimana in
Italia e tornano in Olanda in aereo. Subito dopo, George e Corrie si trasferiscono in Canada.
[...] Nei
primi mesi del 1960, Escher si informa sui mercantili diretti in
Canada e ne trova uno che, partendo da Genova alla fine di agosto e
passando per il Canale di Panama, fa rotta verso Vancouver, dove
potrà prendere un treno per raggiungere il figlio George a Montreal.
Jetta, invece, decide di viaggiare in aereo e partirà due settimane
prima del marito. Mauk
raggiunge Genova in treno, da Utrecht, il 28 agosto del 1960; nel
porto ligure si imbarca sulla
Paolo Toscanelli
della Italian Line, come era conosciuta internazionalmente la Società
di Navigazione Italia.
(Da Ho seguito Escher. In viaggio con l'artista in Italia, Spagna, Corsica, Tunisia, Malta,
i libri di Mompracem, Firenze 2024
in cui Genova è nominata anche perché nel 1912 vi fu costruita una locomotiva che oggi si trova sulla piazza di un paese della Calabria dove non arriva la ferrovia, perché nel 1890 vi nacque l'anarchico Carlo Bava, perché vi insegnò filosofia l'astronomo del Settecento Giuseppe Piazzi,... )
Ho seguito Escher sarà presentato
sabato 22 novembre
alle ore 11
a Genova
(e alle 15 si passeggerà nei luoghi di Escher
durante la visita al quartiere del Sestiere del Molo organizzata dalla Casa di Colombo)
La giornata genovese del 22 novembre è stata l'occasione per conoscere il ceramista Valerio Diotto, che nel suo lavoro si ispira all'arte islamica e alle tassellazioni di Escher, oltre che alla tradizione genovese dei laggioni. Il laboratorio in cui lavora con la sorella Marcella, Poterie, è in salita del Prione 16r, poche decine di metri alle spalle di Porta Soprana.