Visualizzazione post con etichetta Via Francigena. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Via Francigena. Mostra tutti i post

sabato 17 settembre 2016

Un pellegrinaggio resistente, laico e europeista. Deviazioni dalla Via Francigena fra Lucca e Roma.



1943-45: alcuni giovani di Castiglione d'Orcia (SI), fra i quali Giorgio Formichi, sfuggono avventurosamente all'esercito della Repubblica di Salò e si uniscono ai partigiani giellisti della Brigata Maira. Opereranno nella zona di Dronero (CN) fino alla Liberazione.
1970: i partigiani della Brigata Maira costruisco a S. Margherita di Dronero un rifugio intitolato al loro comandante Detto Dalmastro. Negli anni successivi, un gruppo di giovani della sezione ANPI di Formia (LT) inizia a frequentare il rifugio, così come i partigiani della val d'Orcia e i loro familiari.
1987: si sancisce ufficialmente il gemellaggio fra il Rifugio della Margherita e la sezione ANPI di Castiglione d'Orcia.
2012-15: ormai molti partigiani sono mancati, ma nel frattempo alla Margherita è nata un'associazione che si propone di conservarne la memoria e di infondere nuova vita al Rifugio, traducendo nella pratica i valori della Resistenza e della Costituzione. Fra i primi obiettivi, rivitalizzare il legame con gli amici di Castiglione e di Formia. Questi ultimi tornano al Rifugio già nel 2012. Nel 2014 viene a mancare Giorgio Formichi, e l'anno seguente i suoi nipoti (e pronipoti) ritornano dopo lungo tempo alla Margherita, portando con sé una lettera in ricordo di Giorgio scritta dal figlio Maurizio.

2016: cinque soci dell'associazione degli amici del Rifugio si incamminano sulla Via Francigena in direzione di Castiglione d'Orcia (dove arrivano a piedi, partiti chi da Lucca e chi da Siena) e di Formia (che raggiungono in treno da Roma, al termine della camminata).

Non c'è retorica in questi incontri; nessuno partecipa per mettersi in mostra in vista di una carriera politica. C'è la profonda riconoscenza, mista a affetto e ammirazione, per i padri e i nonni che hanno fatto la Resistenza. L'abbiamo sentita forte, una vampa nel petto, alla fine di una cena durante la quale ci siamo scambiati lunghi racconti. I padri e i nonni erano lì con noi, e nessuno si sarebbe stupito se li avesse visti entrare nella stanza e sedersi, in carne e ossa, al nostro tavolo.
Ma non c'è solo memoria, in questi incontri, e neanche soltanto amicizia. C'è la voglia di costruire insieme, la voglia di sentire nel cuore, nella testa e nelle braccia quella cosa grazie alla quale i padri e i nonni fecero quello che fecero: l'unità.

A Formia, gli amici del posto ci portano a concludere nel modo migliore il nostro pellegrinaggio: alle isole di Santo Stefano e Ventotene. A Santo Stefano, i regimi che hanno oppresso l'Italia rinchiudevano chi lottava per la libertà e per la giustizia: i liberali al tempo dei Borboni, gli anarchici nell'età umbertina, i socialisti e i comunisti durante il fascismo. Qui hanno sofferto uomini come Luigi Settembrini, Gaetano Bresci e Sandro Pertini. 


Altri antifascisti vennero confinati a Ventotene, fra i quali Altiero Spinelli. Quest'ultimo lo si definisce da anni un padre dell'Europa, e da qualche mese si invoca il suo Manifesto per rinvigorire la traballante Unione Europea.


Nel Manifesto di Ventotene, però, non si parla di unità europea con la vuota superficialità dei leader politici del nostro tempo. Ci sono analisi e proposte, di cui oggi si tace, che andrebbero urgentemente rilette, confrontate con la situazione politica e economica attuale e discusse.
Innanzitutto, nell'agosto 1941, Spinelli, Ernesto Rossi e Eugenio Colorni spiegavano così quanto era avvenuto in Europa negli anni precedenti:

i ceti privilegiati che avevano consentito all'uguaglianza dei diritti politici non potevano ammettere che le classi diseredate se ne valessero per cercare di realizzare quell'uguaglianza di fatto che avrebbe dato a tali diritti un contenuto concreto di effettiva libertà. Quando, dopo la fine della prima guerra mondiale, la minaccia divenne troppo forte, fu naturale che tali ceti applaudissero calorosamente ed appoggiassero le instaurazioni delle dittature che toglievano le armi legali di mano ai loro avversari. D'altra parte la formazione di giganteschi complessi industriali e bancari e di sindacati riunenti sotto un'unica direzione interi eserciti di lavoratori, sindacati e complessi che premevano sul governo per ottenere la politica più rispondente ai loro particolari interessi, minacciava di dissolvere lo stato stesso in tante baronie economiche in acerba lotta tra loro. Gli ordinamenti democratico liberali, divenendo lo strumento di cui questi gruppi si valevano per meglio sfruttare l'intera collettività, perdevano sempre più il loro prestigio, e così si diffondeva la convinzione che solamente lo stato totalitario, abolendo la libertà popolare, potesse in qualche modo risolvere i conflitti di interessi che le istituzioni politiche esistenti non riuscivano più a contenere.

Di fatto poi i regimi totalitari hanno consolidato in complesso la posizione delle varie categorie sociali nei punti volta a volta raggiunti, ed hanno precluso, col controllo poliziesco di tutta la vita dei cittadini e con la violenta eliminazione dei dissenzienti, ogni possibilità legale di correzione dello stato di cose vigente. Si è così assicurata l'esistenza del ceto assolutamente parassitario dei proprietari terrieri assenteisti, e dei redditieri che contribuiscono alla produzione sociale solo col tagliare le cedole dei loro titoli, dei ceti monopolistici e delle società a catena che sfruttano i consumatori e fanno volatilizzare i denari dei piccoli risparmiatori, dei plutocrati, che, nascosti dietro le quinte, tirano i fili degli uomini politici, per dirigere tutta la macchina dello stato a proprio esclusivo vantaggio, sotto l'apparenza del perseguimento dei superiori interessi nazionali. Sono conservate le colossali fortune di pochi e la miseria delle grandi masse, escluse dalle possibilità di godere i frutti delle moderna cultura. E' salvato, nelle sue linee sostanziali, un regime economico in cui le risorse materiali e le forze di lavoro, che dovrebbero essere rivolte a soddisfare i bisogni fondamentali per lo sviluppo delle energie vitali umane, vengono invece indirizzate alla soddisfazione dei desideri più futili di coloro che sono in grado di pagare i prezzi più alti; un regime economico in cui, col diritto di successione, la potenza del denaro si perpetua nello stesso ceto, trasformandosi in un privilegio senza alcuna corrispondenza al valore sociale dei servizi effettivamente prestati, e il campo delle alternative ai proletari resta così ridotto che per vivere sono costretti a lasciarsi sfruttare da chi offra loro una qualsiasi possibilità d'impiego.

Colorni, Rossi e Spinelli proseguivano con proposte chiare e precise in campo economico:

Un'Europa libera e unita è premessa necessaria del potenziamento della civiltà moderna, di cui l'era totalitaria rappresenta un arresto. La fine di questa era sarà riprendere immediatamente in pieno il processo storico contro la disuguaglianza ed i privilegi sociali. Tutte le vecchie istituzioni conservatrici che ne impedivano l'attuazione, saranno crollanti o crollate, e questa loro crisi dovrà essere sfruttata con coraggio e decisione. La rivoluzione europea, per rispondere alle nostre esigenze, dovrà essere socialista, cioè dovrà proporsi l'emancipazione delle classi lavoratrici e la creazione per esse di condizioni più umane di vita.

Il principio veramente fondamentale del socialismo, e di cui quello della collettivizzazione generale non è stato che una affrettata ed erronea deduzione, è quello secondo il quale le forze economiche non debbono dominare gli uomini, ma - come avviene per forze naturali - essere da loro sottomesse, guidate, controllate nel modo più razionale, affinché le grandi masse non ne siano vittime. Le gigantesche forze di progresso, che scaturiscono dall'interesse individuale, non vanno spente nella morta gora della pratica "routinière" per trovarsi poi di fronte all'insolubile problema di resuscitare lo spirito d'iniziativa con le differenziazioni dei salari, e con gli altri provvedimenti del genere dello stachenovismo dell'U.R.S.S., col solo risultato di uno sgobbamento più diligente. Quelle forze vanno invece esaltate ed estese offrendo loro una maggiore possibilità di sviluppo ed impiego, e contemporaneamente vanno perfezionati e consolidati gli argini che le convogliano verso gli obiettivi di maggiore utilità per tutta la collettività. La proprietà privata deve essere abolita, limitata, corretta, estesa, caso per caso, non dogmaticamente in linea di principio.

Volendo indicare in modo più particolareggiato il contenuto di questa direttiva, ed avvertendo che la convenienza e le modalità di ogni punto programmatico dovranno essere sempre giudicate in rapporto al presupposto oramai indispensabile dell'unità europea, mettiamo in rilievo i seguenti punti:

A non si possono più lasciare ai privati le imprese che, svolgendo un'attività necessariamente monopolistica, sono in condizioni di sfruttare la massa dei consumatori (ad esempio le industrie elettriche); le imprese che si vogliono mantenere in vita per ragioni di interesse collettivo, ma che per reggersi hanno bisogno di dazi protettivi, sussidi, ordinazioni di favore, ecc. (l'esempio più notevole di questo tipo di industrie sono in Italia ora le industrie siderurgiche); e le imprese che per la grandezza dei capitali investiti e il numero degli operai occupati, o per l'importanza del settore che dominano, possono ricattare gli organi dello stato imponendo la politica per loro più vantaggiosa (es. industrie minerarie, grandi istituti bancari, industrie degli armamenti). E' questo il campo in cui si dovrà procedere senz'altro a nazionalizzazioni su scala vastissima, senza alcun riguardo per i diritti acquisiti;

B le caratteristiche che hanno avuto in passato il diritto di proprietà e il diritto di successione hanno permesso di accumulare nelle mani di pochi privilegiati ricchezze che converrà distribuire, durante una crisi rivoluzionaria in senso egualitario, per eliminare i ceti parassitari e per dare ai lavoratori gl'istrumenti di produzione di cui abbisognano, onde migliorare le condizioni economiche e far loro raggiungere una maggiore indipendenza di vita. Pensiamo cioè ad una riforma agraria che, passando la terra a chi coltiva, aumenti enormemente il numero dei proprietari, e ad una riforma industriale che estenda la proprietà dei lavoratori, nei settori non statizzati, con le gestioni cooperative, l'azionariato operaio, ecc.;

C i giovani vanno assistiti con le provvidenze necessarie per ridurre al minimo le distanze fra le posizioni di partenza nella lotta per la vita. In particolare la scuola pubblica dovrà dare la possibilità effettiva di perseguire gli studi fino ai gradi superiori ai più idonei, invece che ai più ricchi; e dovrà preparare, in ogni branca di studi per l'avviamento ai diversi mestieri e alla diverse attività liberali e scientifiche, un numero di individui corrispondente alla domanda del mercato, in modo che le rimunerazioni medie risultino poi pressappoco eguali, per tutte le categorie professionali, qualunque possano essere le divergenze tra le rimunerazioni nell'interno di ciascuna categoria, a seconda delle diverse capacità individuali;

D la potenzialità quasi senza limiti della produzione in massa dei generi di prima necessità con la tecnica moderna, permette ormai di assicurare a tutti, con un costo sociale relativamente piccolo, il vitto, l'alloggio e il vestiario col minimo di conforto necessario per conservare la dignità umana. La solidarietà sociale verso coloro che riescono soccombenti nella lotta economica dovrà perciò manifestarsi non con le forme caritative, sempre avvilenti, e produttrici degli stessi mali alle cui conseguenze cercano di riparare, ma con una serie di provvidenze che garantiscano incondizionatamente a tutti, possano o non possano lavorare, un tenore di vita decente, senza ridurre lo stimolo al lavoro e al risparmio. Così nessuno sarà più costretto dalla miseria ad accettare contratti di lavoro iugulatori;

Questi sono i cambiamenti necessari per creare, intorno al nuovo ordine, un larghissimo strato di cittadini interessati al suo mantenimento e per dare alla vita politica una consolidata impronta di libertà, impregnata di un forte senso di solidarietà sociale. Su queste basi le libertà politiche potranno veramente avere un contenuto concreto e non solo formale per tutti, in quanto la massa dei cittadini avrà una indipendenza ed una conoscenza sufficiente per esercitare un efficace e continuo controllo sulla classe governante.

Infine, le loro parole su una questione sociale rimasta irrisolta:

la Chiesa cattolica continua inflessibilmente a considerarsi unica società perfetta, a cui lo stato dovrebbe sottomettersi, fornendole le armi temporali per imporre il rispetto della sua ortodossia. Si presenta come naturale alleata di tutti i regimi reazionari, di cui cerca approfittare per ottenere esenzioni e privilegi, per ricostruire il suo patrimonio, per stendere di nuovo i suoi tentacoli sulla scuola e sull'ordinamento della famiglia. Il concordato con cui in Italia il Vaticano ha concluso l'alleanza col fascismo andrà senz'altro abolito, per affermare il carattere puramente laico dello stato, e per fissare in modo inequivocabile la supremazia dello stato sulla vita civile. Tutte le credenze religiose dovranno essere ugualmente rispettate, ma lo stato non dovrà più avere un bilancio dei culti, e dovrà riprendere la sua opera educatrice per lo sviluppo dello spirito critico.


Il testo integrale del Manifesto di Ventotene si può scaricare gratuitamente dal sito del Senato della Repubblica a questo link.


A Ventotene ho ambientato il racconto Sognando l'evasione, inserito nell'antologia Sull'isola, edizione 2020 della collana Pagine in viaggio di Neos Edizioni.


Il racconto sarà presentato

mercoledì 30 novembre 2022
alle 17,30
al circolo TeArt
via Giotto,14
Torino

venerdì 21 agosto 2015

La Via Francigena da Aosta a Lucca


L'incontro con chi viaggia a piedi stimola la generosità?
La pratica del dono ai pellegrini è diffusa e istituzionalizzata in Giappone (si veda il mio post); ora che i viandanti sulla Via Francigena stanno diventando sempre più numerosi e la Via stessa più conosciuta, anche in Italia capita al camminatore di essere il destinatario di gesti di gentilezza o di ricevere dei piccoli doni. 
Ci sono i volontari che si occupano dell'accoglienza dei pellegrini presso strutture comunali o parrocchiali, e lo fanno con notevole attenzione (un esempio per tutti è la custode dell'abbazia di S. Albino a Mortara, che tiene una fetta di anguria fresca pronta per tutti i viaggiatori schiantati dall'afa padana). Poi ci sono le persone che, dalla Val d'Aosta all'Emilia, incoraggiano il viandante con un augurio o un'offerta:



  
A Tromello (PV) questo signore apre ai pellegrini le porte e il frigorifero di un circolo parrocchiale invisibile dall'esterno e regala a tutti una spilla e un attestato di passaggio:

  
Camminando da Camaiore a Lucca, sono sbucato da un sentiero sulla piazzetta del paesino di Montemagno. Un bar con due tavolini sul marciapiede, ad uno dei quali erano sedute tre persone. Il più corpulento dei tre mi apostrofa: "Pellegrino sulla via Francigena?" Rispondo di sì e vengo invitato a bere qualcosa. Il signore si chiama Giuseppe ed è un sostenitore della tesi che il denaro sia l'origine di tutti i mali. Progetta di aprire un ostello dal quale i soldi siano banditi. Quando ci stiamo salutando, sbuca Roberto, un camminatore di Como con cui avevo condiviso sentieri, ostelli e cene nei tre giorni precedenti. Altra bella persona. Giuseppe offre un succo di frutta anche a lui e la conversazione si ripete.
Infine ripartiamo, Roberto ed io. E' un mondo piccolo e marginale, quello che abbiamo abitato per qualche settimana, quasi una riserva indiana in cui si possono fare begli incontri. Ma c'è.

giovedì 7 agosto 2014

La Via Francigena da Canterbury ad Aosta


Ho camminato lungo la Via Francigena da Canterbury a Besançon nel 2012 e da Besançon ad Aosta nel 2014. Per avere informazioni sul percorso, su dove dormire e dove mangiare ho utilizzato la guida di Riccardo Latini La Via Francigena da Canterbury alle Alpi (Ed. Terre di mezzo, € 20) e, poiché è stata pubblicata nel 2011, segnalo alcuni aggiornamenti (in corsivo dove dormire); complessivamente valida, la guida contiene tuttavia alcuni errori nelle indicazioni del percorso: generalmente il pellegrino può correggerli da sé aiutandosi con la segnaletica locale, mentre per alcuni casi trovrete di seguito la correzione. Il problema più frequente è la contraddizione fra carte e testo: quando capita, seguite le carte.
In alternativa, potete procurarvi la LightFoot Guide to the Via Francigena (http://pilgrimagepublications.com).

IINGHILTERRA
Canterbury: Kipps Hostel, 40 Nunnery Fields
Dover: The Castle Inn (Dover Backpackers), Russell St

FRANCIA
Guînes: chiedere all'Office du Tourisme la mappa del tratto Guînes-Licques
Quercamps: il bar è chiuso
Helfaut: 2 campeggi, L'Hermitage e Les Genêts
Arras: ostello e campeggio sono chiusi; in alternativa, camping La Paille Haute a Boiry Notre Dame, raggiungibile da Arras con il bus 51
Mesnil-en-Arrouaise: il bar è chiuso
Cartigny: il negozio di alimentari è chiuso
Saint-Gobain: in alternativa al percorso proposto, si può raggiungere direttamente Laon camminando sulla D7 (bella strada nella foresta, senza traffico), evitando Saint-Nicolas-aux-Bois e Suzy
Villers-Franqueux: i negozi sono chiusi
Saint-Thierry: negozi chiusi per ferie in estate
Reims: sconto per i pellegrini al Centre International de Séjour


Châlons-en-Champagne: l'indirizzo dell'Auberge de jeunesse è Avenue Patton 4
Corbeil : dopo 3,5 km, al bivio bisogna tenere la sinistra per giungere a Donnement
Dienville: camping Le Colombier
Baroville: difficile trovare il “sentiero rettilineo” che attraversa la foresta di Clairvaux, in alternativa imboccare la D170 (tranquilla, nella foresta) che dopo 5 km si immette nella D396, sulla quale si può proseguire fino a Clairvaux
Châteauvillain: la Mairie mette a disposizione un rifugio gratuito nei locali dell'ex-biblioteca


Langres: Abri du pélerin (nella parrocchia cattolica, 5 €, presentarsi fra le 17 e le 19 o rivolgersi all'Office du Tourisme)
Champlitte: rifugio per pellegrini (10 €) presso Monsieur Pascal Henriot, rue de la Vieille Route
Trépot: il negozio di alimentari è aperto solo al mattino e il ristorante è chiuso il lunedì
Lods: non ci sono negozi, per informazioni rivolgersi all'ufficio turistico (Accueil) gestito da Monsieur François, nella via centrale del paese
Mouthier-Haute-Pierre: il camping Les Oyes è aperto (sulla D67 fra Lods e Mouthier-Haute-Pierre)
Ouhans: l'Hotel Des Sources de la Loue è stato chiuso, c'è un meublè di fronte
Sombacour: ci sono un bar-ristorante e una panetteria
La Cluse-et-Mijoux: all'uscita dal paese, si cammina lungo la N57 su marciapiede fino alla località la Tuilerie, poi c'è un tratto senza marciapiede fino alla località la Gauffre; pericoloso il lato sinistro in corrispondenza della curva a sinistra, meglio il lato destro. A la Gauffre, dopo il bar-ristorante si svolta a sinistra sulla D6

SVIZZERA
Le indicazioni da seguire possono essere dei seguenti tipi:





Sainte-Croix: l'Auberge de jeunesse è stato chiuso; il b&b Les Replans (www.chasseron.net)
ha anche una camera singola a 40 CHF; agli appassionati di linee ferroviarie storiche segnalo la Sainte-Croix – Yverdon-les-Bains (ferma a Baulmes, www.travys.ch)


Orbe: da vedere gli affreschi nella chiesa di Montcherend (XII sec., attribuiti ad un pellegrino diretto a Santiago di Compostela), 2 km a ovest


Lausanne: sconto per i pellegrini al camping du Vidy (10 CHF) e tessera omaggio per viaggiare gratis sui mezzi pubblici; ristorante etiope Le Nil-Bleu, place de l'Ours
Evionnaz: il bar è chiuso il lunedì
Martigny: il camping TCS, rue du Levant 68, è dotato di un dormitorio (23 CHF, colazione a parte 13 CHF); imboccato il sentiero per Orsières, si attraversano i binari che poi rimarranno sulla vostra destra, seguire le indicazioni per Bovernier; da Martigny c'è un collegamento ferroviario per Sembrancher e Orsières


Bovernier: uscire dal paese camminando lungo la strada fino alla segheria, dopo la quale ricominciano le frecce gialle sulla destra; poco più avanti, cautela nell'attraversare un rio che taglia il sentiero: le sponde cedono facilmente
Orsières: l'Accueil Saint-Bernard (dietro la chiesa) è sempre aperto ed è dotato di cucina, bagno e doccia (una decina di posti, 10 CHF, rivolgersi al parroco nella casa a fianco)
Dranse: il paese è in basso, sul fiume, rispetto a Liddes
Bourg-Saint- Pierre: il pernottamento alla Maison Saint-Pierre costa 25 CHF, ottima alternativa l'Auberge au Petit Vélan (20 CHF il posto in dormitorio, 30 con la colazione e 52 con la mezza pensione)
Col du Gran Saint-Bernard: la mezza pensione all'Hospice costa 48 CHF; per Aosta, seguire il sentiero 103

Per vedere le mie foto della Via Francigena: