Durante
un viaggio nella Groenlandia occidentale, compiuto nel 2023, è nato
con Giorgio Enrico Bena e Tiziana Lain il progetto di una raccolta di
racconti sull'isola artica e soprattutto sul popolo che la abita, i
kalaallit, parte del più vasto gruppo degli inuit.
Il
nostro viaggio si è svolto in parte a terra, in villaggi e
cittadine, e in parte sulla nave postale Sarfaq Ittuk. Le
persone incontrate e gli ambienti naturali ammirati sono la materia
prima dei nostri racconti. Essendo i kalaallit un popolo che parla
volentieri di sé, sia nelle conversazioni spontanee sia attraverso i
canali istituzionali come i musei, abbiamo cercato di dare loro la
parola ogni volta che è stato possibile, cercando di allargare il
discorso alla geografia, alla storia, alla lingua, all'arte e
all'economia che caratterizzano la Groenlandia, o meglio Kalaallit
Nunaat, la “terra dei kalaallit”.


La
Sarfak Ittuk
attracca al porto di Qaqortoq una volta alla settimana, il martedì
pomeriggio. Poco prima delle sedici, la banchina si riempie di
persone e di taxi in attesa dei parenti e degli amici. Il nostro
imbarco è previsto per le diciotto, per cui possiamo indugiare a
osservare gli abbracci, i sorrisi e le operazioni di carico dei
bagagli sui taxi. Nessuno urla e le voci sono appena percettibili.
[…]

Con
un rituale che impareremo nei giorni successivi, viene calata una
scaletta per salire al ponte numero tre. Salgono per primi i sacchi
della posta: Sarfaq
Ittuk è anche il
postale che permette la corrispondenza tra le località
in cui vivono i quattro quinti dei groenlandesi. […] All'interno
c'è uno sportello informazioni, dove un ufficiale ci spiega che la
parola sarfaq
significa “corrente marina” e ittuk
si può tradurre in “il rumore ritmico dei motori delle navi”.
«Quelli di un tempo, che facevano chug-chug-chug» - aggiunge
l'ufficiale - «e quindi le due parole insieme suggeriscono l'idea di
essere piacevolmente trasportati quando si è in mare». (Foto e
testo di Paolo Calvino dal racconto Vita a bordo del
postale della Groenlandia)
Alle
parole, nostre e dei kalaallit, abbiamo affiancato le fotografie di
Giorgio Enrico Bena.

La
nave scivola tra iceberg di varie dimensioni, che appaiono
dall’orizzonte come costellazioni in movimento, rade nella stagione
estiva e più fitte, come nell’universo profondo, in quella
invernale. Stelle di ghiacci assumono forme bizzarre create
dall’immensa fantasia dell’acqua. Il composto acqua
popola lo spazio in
tutte le sue forme. Disperso nell’aria si raggruppa talvolta in
lattee pareti di nebbia, sipari calati su spazi liquidi i cui
movimenti, se quieti, cullano, inducono il sonno, richiamano la
sicurezza di amniotica memoria; quando invece si fanno intensi
risvegliano e causano l’abbandono dell’equilibrio fino alla
nausea. […] Dal ponte della nave osservo le forme del ghiaccio. Su
un quaderno ne annoto alcune, scritte d’istinto senza troppo
meditare: testa di coccodrillo, zampa di felino, rana che sta per
balzare, cavalli, figure umane che emergono dall’acqua, nave
rovesciata su un lato, cigno, foche, rapace in cova col becco aperto,
dorso di iguana, rinoceronte, bocca di felino, testa di toro, drago
col capo rivolto al cielo, galeone, uccello che spicca il volo,
cuore. (Foto e testo di Giorgio Enrico Bena, dal racconto Viaggio tra gli iceberg. Il racconto)
Il
groenlandese o kalaallisut è una varietà Inuit, la lingua parlata
da circa 80000 persone in Groenlandia, nelle parti settentrionali del
Canada e dell’Alaska. Si presume che sia stata introdotta da gruppi
provenienti dall’Alaska attorno al XII secolo e fa parte della
famiglia linguistica eschimese-aleutina. Nel corso dei secoli, questi
popoli si sono adattati all'ambiente spesso ostile della regione
artica e hanno sviluppato una cultura strettamente legata alla
natura. [...] In
una terra caratterizzata da neve e ghiaccio per nove mesi all’anno,
proprio la neve e il ghiaccio sono definiti da vocaboli diversi, in
base alla consistenza, alla posizione o all’uso a cui sono
destinati, come mostrano gli esempi seguenti. Aput
è la neve sul terreno, mentre qana
è la neve nell’aria o il fiocco di neve, alutninik
la neve in equilibrio sul crinale di una
montagna, piegnartoq
la neve adatta per andare in slitta, ivu
il ghiaccio costiero che in inverno si stacca all’improvviso e si
slancia per decine di metri nell’entroterra, come se fosse vivo.
Quali reazioni si hanno e quali sensazioni si provano in questo
ambiente? Iktsuapok è
quando si va davanti all’igloo per vedere se arriva qualcuno. Quinuituq
è pazienza profonda, l’attesa prolungata di un evento improvviso,
come quella dell’animale, spesso l’orso, nanoq,
appostato accanto a un buco nel ghiaccio, in attesa che esca un pesce
da catturare. (dal racconto di Tiziana Lain Scivolare tra le parole)
Abbiamo
poi coinvolto altri amici che sapevamo essere stati in Groenlandia:
Raffaele Tomasulo, narratore di memorabili dopocena in una casa di
inuit, e Bruno Dotti, che riferisce del suo incontro con un
particolare abitante dell'isola quale Robert Peroni.
Oggi
abbiamo visto approdare di ritorno dalla caccia due kayak; da uno di
questi è sceso un cacciatore con il suo fucile a tracolla e con il
corpo di una foca. Si è caricato la preda in spalla e, risalendo la
strada che costeggia la chiesa, è giunto in uno spiazzo dov’era
atteso da due signore, entrambe con un piccolo attrezzo simile a un
raschietto a forma di mezzaluna. La donna più anziana indossava
particolari pantaloni in pelliccia di foca e stivali in pelle alti
fino a metà coscia.
Si
sono subito radunate molte persone. Le due esperte hanno inciso
longitudinalmente con gesti rapidi e precisi la foca, l’hanno
eviscerata e hanno individuato ed estratto il fegato, ricavandone
tanti piccoli cubetti che hanno distribuito fra i presenti: ognuno ne
ha mangiato uno ancora caldo. (Foto e testo di Raffaele Tomasulo dal racconto I dopocena in una
casa inuit: frammenti di conversazioni)
A
chiunque si muova su quei ghiacci Peroni noleggia un fucile, si
tratta di fucili a pompa che pesano circa tre chili e mezzo e una
decina di pallottole. Ti spiega poi come usarlo: quando l’orso
arriva a sette-dieci metri da te e lo reputi aggressivo, fai fuoco
con la prima cartuccia caricata a pallini. Non gli farà proprio
niente, ma dovrebbe allontanarlo. Se non serve, devi aspettare che
arrivi a meno di cinque metri… (Foto e testo di Bruno Dotti dal racconto Groenlandia: in
cammino sulla costa orientale)
Lo
scorso anno la voce che Giorgio, Tiziana ed io stessimo lavorando a
un volume di racconti dall'Artico si è sparsa e ci sono arrivate
proposte e immagini di altri viaggi, lontani spazialmente e
temporalmente dalla nostra destinazione. Perciò abbiamo deciso che
il libro sarebbe stato composto di due parti: “Groenlandia” la
prima e “Altri ghiacci” la seconda.
Gli
“altri ghiacci” del passato narrano di un sogno comune:
attraversare la regione artica per raggiungere il Polo Nord.
Un'attrazione che per noi ha raccontato Roberto Mantovani. Sulla
spedizione “Stella
Polare” del 1899-1900, in particolare, hanno scritto Andrea Pivotto
e Paolo Lupo. Accanto alle loro parole, le preziose fotografie
originali che ci ha concesso la Fondazione Sella di Biella. Andrea
Balzola ha poi ricostruito il ruolo, nella realtà e nel
cinema, dei cani
«eroi a quattro zampe dell'Artico».
Tra
gli “altri ghiacci” del presente ci conducono tre portfolio
fotografici di Benvenuto Sambuy, Luca Cagnasso e Roberto Taberna.
Dalla Groenlandia, riusciamo così a raggiungere l'Islanda, le isole
Svalbard e la Terra di Francesco Giuseppe.
Laguna
di Jökulsárlón, Islanda (Foto di Roberto Taberna dal portfolio
Islanda. Diamond
Beach e la laguna glaciale di Jökulsárlón)
Foto
di Luca Cagnasso dal portfolio Fiordi profondi e
città fantasma delle Svalbard
Cap
Flora – Terra di Francesco Giuseppe
(Foto di Benvenuto Sambuy dal portfolio Immagini dell’artico 2010-2024)
Dall'insieme
di questi contributi è nato il volume Groenlandia e altri ghiacci. Viaggi nell'Artico fra passato e presente, che inaugura
la sezione “Orizzonti” della collana “Pagine in viaggio”,
diretta da Giorgio Enrico Bena per la casa editrice Neos.
Mappa
dei luoghi disegnata da Giorgio Enrico Bena
La
storia della Groenlandia è poco conosciuta anche perché a partire
dal Settecento il colonialismo danese fece dell'isola un mondo
chiuso, impenetrabile. L'apertura al resto del mondo fu un effetto
collaterale della Seconda guerra mondiale e da allora i kalallit
hanno pazientemente lavorato per decenni per diventare autonomi.
Nel
2023, erano evidenti le questioni aperte circa il futuro della
Groenlandia: le relazioni con le grandi potenze interessate al
controllo dell'Artico, il desiderio di indipendenza dalla Danimarca,
la gestione delle risorse minerarie e dei crescenti flussi turistici,
il rapporto con gli sconvolgimenti determinati dal riscaldamento
globale.
Il
dibattito politico in Kalaallit Nunaat pareva realistico e
responsabile: il parlamento, il governo e l'opinione pubblica avevano
compreso la pericolosità dell'espansionismo militare russo e di
quello economico cinese; i progetti di indipendenza dalla Danimarca
tenevano conto della sostenibilità economica non ancora raggiunta;
la volontà di preservare l'ambiente naturale e la struttura sociale
prevalevano sugli interessi commerciali. Pur non facendo parte
dell'Unione europea, la Groenlandia gode dello status di Territorio
speciale dell'Unione europea e la cooperazione economica con la UE
era in via di sviluppo. Non mancavano le voci che sottolineavano il
principale limite della Groenlandia come entità politica, cioè la
scarsità di popolazione: gli abitanti sono circa 56 000, esattamente
come quelli di un capoluogo di provincia italiano di piccole
dimensioni quale, per esempio, Cuneo.
Tra
gli ultimi mesi del 2024 e i primi del 2025, lo scenario è cambiato.
Prima c'è stata l'apertura di due nuovi aeroporti internazionali e
poi sono giunte le minacce di invasione da parte del nuovo presidente
degli Stati Uniti. Per la propria sicurezza, la Groenlandia faceva
conto sulla presenza militare statunitense e sull'appartenenza alla
NATO: ora gli USA potrebbero trasformarsi da difensori in occupanti,
e il futuro della NATO appare tutt'altro che solido.
In
questo contesto, l'11 marzo 2025 i cittadini groenlandesi si sono
recati alle urne per il rinnovo del parlamento dell'isola,
l'Inatsisartut
(letteralmente “coloro che fanno le leggi”). I risultati hanno
dimostrato la maturità degli elettori: tre quarti dei voti sono
andati a partiti liberali o socialisti (contrari all'ipotesi di
cadere sotto il controllo diretto degli USA), mentre i populisti
hanno raccolto solo un quarto dei consensi.
Implicitamente,
i votanti si sono in larga maggioranza dichiarati propensi a un
percorso graduale verso l'indipendenza, consapevoli che arrivarci in
tempi molto brevi esporrebbe la Groenlandia, al momento
economicamente molto fragile, al rischio di essere fagocitata da una
grande potenza.
Il
28 marzo quattro dei cinque partiti rappresentati in parlamento
(Demokraatit, Inuit Ataqatigiit, Siumut, Atassut) si sono accordati
per sostenere un nuovo governo, che ha avviato una collaborazione più
stretta con il Canada e l'Unione Europea.
Noi
ne seguiremo il lavoro, ripensando con affetto alla vita quotidiana
dei kalaallit.
(Foto di Paolo Calvino)
(Foto di Paolo Calvino)
(Foto di Paolo Calvino)
(Foto di Paolo Calvino)
Il volume
Groenlandia e altri ghiacci. Viaggi nell'Artico fra passato e presente
sarà presentato
giovedì 21 maggio
alle ore 18,30
alla libreria del Viaggiatore Lento
via Castiglione 61
Bologna
Su questa antologia si può ascoltare una conversazione tra Paolo Calvino e Livio Partiti
sul sito ilpostodelleparole.it