sabato 23 ottobre 2021

Pigna, ricordi della Repubblica partigiana e dipinti del Quattrocento

 


Pigna e la vicina Castelvittorio, in provincia di Imperia, subirono l'aggressione nazista all'inizio di luglio del 1944. Vi si insediarono i militi fascisti, ma lo sbarco del 15 agosto in Costa Azzurra degli Alleati, e la loro avanzata verso la Liguria, mutarono il quadro della guerra nella zona. Il 29 agosto i garibaldini della V brigata della II divisione “Felice Cascione” occuparono Pigna, abbandonata dai fascisti. Nei primi giorni di settembre, i partigiani, applicando una direttiva del CLNAI che chiedeva ai CLN provinciali di realizzare nelle zone liberate un regime democratico, sollevarono dall'incarico il podestà. Il 18 settembre, con l'elezione del nuovo sindaco, nacque formalmente la Repubblica di Pigna.

Le vicende che portarono alla sua proclamazione e quelle che segnarono la sua breve vita sono ricostruite nel volume La libera Repubblica di Pigna, pubblicato a cura di Paolo Veziano dall'editore Fusta.

L'esercito tedesco attaccò la Repubblica di Pigna il 3 ottobre. La battaglia raggiunse il culmine il giorno 8: i partigiani iniziarono il ripiegamento poco dopo le 12 e completarono lo sganciamento nel pomeriggio: Pigna fu perduta e la Repubblica abbattuta. «La prima colonna tedesca a entrare in paese – scrive Veziano – ispezionò case e stalle alla ricerca di banditi, prese alcuni ostaggi ma, nell'occasione, tenne un comportamento da soldati veri: nessuna forma di violenza fu rivolta verso la popolazione inerme. Castelvittorio fu occupato da un battaglione che prese possesso – come da prassi – delle abitazioni migliori e vi rimase per tre mesi. Parallelamente alla riconquista di Pigna i tedeschi diedero avvio al grande rastrellamento che terminerà il 18 ottobre con il passaggio della I e V brigata garibaldina in Piemonte». Di questo fatto si racconta anche nel Giorno 24 del Cammino nella Resistenza.

L'occupazione di Castelvittorio avrà un tragico epilogo: i tedeschi imposero alla popolazione dei lavori forzati, ricevendo scarsa collaborazione. Il 3 dicembre, raggiunsero Monte Gordale, dove sapevano esserci dei partigiani alloggiati e riforniti di viveri dalla popolazione di Castelvittorio. Si accese una sparatoria, nella quale rimase ucciso un sottufficiale tedesco. Per rappresaglia, i nazisti, catturarono 19 civili e li fucilarono.

Il 20 ottobre del 1985 a Pigna e a Castelvittorio vennero inaugurati due monumenti, entrambi realizzati dallo scultore torinese Giovanni Borgarello: il primo per ricordare la libera Repubblica di Pigna del 1944, il secondo per non dimenticare l'eccidio del 3 dicembre 1944.


Secoli addietro, a partire dal 1388, Pigna, in precedenza un libero comune, era stata assoggettata al dominio dei Savoia, e ne costituiva un estremo presidio meridionale, dove transitavano a dorso di mulo le merci provenienti dalla costa (sale, pesce, spezie): insieme con i prodotti locali (olio, vino, castagne), erano scambiate con latticini, lana e cereali.

Nel corso del XV secolo, sulla strategica via che collega la costa ligure al basso Piemonte, venne costruita la chiesa di San Bernardo. Bernardo da Mentone, fondatore del monastero che accoglie e ristora i pellegrini presso il valico tra Svizzera e Valle d'Aosta, è venerato nei punti di transito di uomini e merci. Posta al di fuori delle porte del borgo, la chiesa fungeva anche da rifugio notturno per i viandanti che arrivavano a Pigna con il buio, quando gli ingressi al paese erano già stati chiusi.

San Bernardo a Pigna
(foto di Carlo Dell'Orto)

Negli ultimi decenni del Quattrocento, fu attivo nella zona il pittore pinerolese Giovanni Canavesio, il cui capolavoro è costituito dagli affreschi della chiesa di Notre-Dame-des-Fontaines a Briga. A Pigna affrescò nel 1482 la chiesa di San Bernardo, in particolare con il tema del Giudizio Universale, e nel gennaio del 1500 vi realizzò la sua ultima opera conosciuta, il polittico di San Michele conservato nell'omonima chiesa parrocchiale.

San Bernardo, il Giudizio Universale di Giovanni Canavesio
(foto di Carlo Dell'Orto)

Per visitare la chiesa di San Bernardo occorre accordarsi con il custode, sig. Giorgio (tel. 329 233 0252).


venerdì 15 ottobre 2021

Il Museo della Resistenza di Carpasio e il sentiero della battaglia di Monte Grande

 

Per il suo contributo alla lotta di Liberazione, la Provincia di Imperia è stata insignita della Medaglia d'Oro al Valor Militare. La sua Valle Argentina ospita, in località Costa del comune di Carpasio, un museo della Resistenza.

L'edificio in cui è allestito è un antico “casone”, nel quale c'era stato in tempo di guerra il comando della I zona Liguria. Nel 1977 i proprietari lo donarono all'ANPI: era in rovina, ma il lavoro di molti partigiani lo trasformò nell'attuale museo.

Grazie alla disponibilità di due volontari, lo si può visitare al sabato e alla domenica, da aprile a ottobre. Vi racconteranno dell'aiuto che la popolazione di Carpasio coraggiosamente diede ai partigiani, del castagno secolare nel cui tronco cavo venivano nascosti i partigiani feriti durante i rastrellamenti nazifascisti, dei protagonisti della Resistenza nell'Imperiese: Felice Cascione, Il Curto, Cion (di cui si racconta anche nel Giorno 24 del Cammino nella Resistenza).

da sinistra: Cion (Silvio Bonfante) e Mancen (Massimo Gismondi)

Con orgoglio vi mostreranno la sedia su cui si sedette il Presidente Sandro Pertini quando, nel 1980, venne a Imperia a consegnare le medaglie d'oro alla memoria a Cascione, Cion e altri quattro partigiani.


Per organizzare la visita, si può telefonare alla signora Gabriella al numero 338 9458616.

Proseguendo da Carpasio in direzione nord, verso Pieve di Teco, in località San Bernardo di Conio ci si può fermare presso le lapidi che ricordano la battaglia di Monte Grande del 4-5 settembre 1944.

I nazifascisti avevano accerchiato le formazioni partigiane riparate nella zona del bosco di Rezzo. Per uscire dall'accerchiamento, il distaccamento d'assalto “Garbagnati” guidato da Mancen e Stalin si portò sotto le pendici di Monte Grande e a sorpresa diede l'assalto. I partigiani erano armati soltanto di bombe a mano e armi automatiche leggere, ma riuscirono ad avere la meglio sui tedeschi e aprirono una via di fuga per i compagni.

Ferruccio Iebole in "Sempre in gamba nè" (Edizione AeC Mondovi' 2010) elenca gli uomini che seguirono  Mancen e Stalin nell'impresa: Fulmine (G. Battista Acquarone); Alquati (Attilio Alquati); Gnek (Giuseppe Bergamelli); Brescia (Umberto Bonomini); Van Stiller (Primo Cei); Cigre' (Carlo Cerrina); Feli' (Felice Ciccione); Cristo (Bartolomo Dulbecco); Alfredo (Alfredo Giovagnoli); Carlo (Carlo Madonia); Romano (Silvio Paloni).

Da San Bernardo di Conio si può percorrere un Sentiero della Libertà, sistemato grazie al progetto Memoria delle Alpi, che conduce ai luoghi in cui si trovavano le postazioni tedesche sul Monte Grande.