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domenica 14 giugno 2026

Ho seguito Escher a Savona

 

Il 26 aprile 1936 Maurits Cornelis Escher prende un treno per Trieste. Il suo umore migliora immediatamente, come ben sa ogni viaggiatore, appena si sistema a bordo. Il giorno successivo, arriva a Fiume e viene ricevuto presso la sede dell'Adria, dove gli viene mostrato l'archivio fotografico della compagnia e consegnata una lettera di presentazione per evitare eventuali noie con le autorità portuali lungo il tragitto. 

Il Palazzo Adria di Fiume, sede della compagnia

È accompagnato a bordo della motonave Rossini e gli viene presentato il capitano. Il mercantile, entrato in servizio nel 1928, è attrezzato per trasportare una trentina di passeggeri, sistemati in cabine e sale da pranzo piuttosto lussuose. Il personale gli assicura che a ogni pasto serale verrà servito del vino.

Alle sette di sera, la nave lascia il porto di Fiume in direzione di Venezia [...]

La Rossini attracca a Genova l'11 maggio. La stessa sera arriva Jetta, in treno, dalla Svizzera. [...] La sosta a Savona del 13 maggio è breve e gli Escher non sbarcano a terra; Mauk fotografa una barca attraverso l'oblò della loro cabina.

[...] Da Siviglia il 5 giugno prendono un treno per raggiungere Valencia e salire sul mercantile Paganini, un'altra motonave della Classe Musicisti appartenente alla compagnia di navigazione Adria, con cui intraprendono il viaggio di ritorno verso l'Italia.

La motonave Paganini (da www.seatheships.co.uk)

Esiste una foto, scattata da Jetta sulla Paganini, che ritrae Mauk seduto su uno sgabello, sul ponte della nave: indossa un basco, giacca, pantaloni alla zuava e calze che anticipano le sue tassellature; tiene in mano una matita e un blocco da disegno; in volto è raggiante: è in viaggio con la donna che ama, sul mezzo di trasporto che più ama, nella parte del mondo che più ama e fa ciò che più ama.

Alle due del pomeriggio del 10 giugno, la Paganini sbarca a Savona i suoi passeggeri. Mauk trova una strada interessante nel centro storico e chiede in un negozio di poter salire al primo piano per disegnarla. Da questo materiale, nel marzo 1937 trarrà la xilografia Natura morta e strada, considerata l'opera con cui ha iniziato a creare illusioni ottiche e panorami impossibili: in primo piano, nella parte bassa, vediamo un tavolo su cui sono posati vari oggetti e alcuni libri; il tavolo, alzando lo sguardo verso il resto dell'immagine, diventa una strada fiancheggiata da palazzi, ai quali sono appoggiati i libri. Se ci concentriamo sul tavolo, gli edifici e le persone appaiono assurdamente piccoli; se viceversa focalizziamo lo sguardo sulla strada, i libri risultano mostruosamente grandi.

Sedici giugno Ventidue

Il mio traghetto per la Corsica salpa da Savona, per cui arrivo in città qualche ora prima della partenza e vado nel centro storico a cercare la via che compare nella xilografia di Escher Natura morta e strada. Il mio amico Pier, savonese, ha consultato degli appassionati di storia locale e ha scoperto che MCE aveva disegnato via degli Orefici. La strada è stata ritratta da sud, dal primo piano di un negozio che si trovava in un edificio non più esistente: era adiacente alle torri Riario e Corsi e al suo posto oggi c'è il parcheggio di piazza del Brandale. Il palazzo in primo piano sul lato sinistro della xilografia, con il balcone d'angolo, esiste ancora: è dipinto di rosso mattone chiaro e il negozio, che nell'opera di MCE pare esporre dei vasi con piante, ora vende prodotti per la nautica. Sul lato destro di Via degli Orefici, invece, le case attuali non sono quelle del 1936. Le costruzioni mancanti, in parte danneggiate dal bombardamento anglo-americano del 30 ottobre 1943, furono demolite dopo la fine della Seconda guerra mondiale.

Con l'ingresso dell'Italia in guerra, nel 1940 le motonavi della Classe Musicisti vennero requisite dalla Regia Marina e impiegate per il trasporto di truppe in Nord Africa e nei Balcani. La Paganini esplose, per cause mai chiarite, e naufragò il 28 giugno dello stesso anno, mentre era in navigazione da Brindisi a Durazzo. La Rossini fu danneggiata da un bombardamento a Livorno il 28 maggio 1943. Autoaffondata dagli italiani il 9 settembre 1943 nel porto di Savona, fu recuperata dai tedeschi e da questi nuovamente autoaffondata a Savona il 15 febbraio dell'anno seguente. 

(Da Ho seguito Escher. In viaggio con l'artista in Italia, Spagna, Corsica, Tunisia, Malta,

i libri di Mompracem, Firenze 2024)


Diciotto giugno Ventisei

Presentazione di Ho seguito Escher a Savona, con visita a via degli Orefici per confrontare la veduta di MCE con il paesaggio attuale.


Di ciò che Escher disegnò, rimangono gli edifici sulla sinistra. Sul muro, all'altezza del primo piano, si vede uno stemma pontificio: noto solo oggi che Mauk lo ha coperto con uno dei libri posti in primo piano: un apprezzabile esempio della sua laicità.
Il bordo dell'aiuola da cui ho scattato la foto corrisponde al perimetro del negozio in cui MCE entrò per salire al primo piano a disegnare. nella stessa aiuola è stato posto un busto di Giuseppe Cava, interessante poeta e scrittore in lingua ligure, in gioventù anarchico (e poi radicale) legato a Luigi Galleani.

Al piano terreno, quattro anni fa c'era un negozio che vendeva articoli nautici: ora si è spostato di fronte ed è stato sostituito da una pizzeria.


Ho seguito Escher anche:

-  a Orvieto

- in Abruzzo




- a Malta

- a Genova

- ad Ancona


venerdì 5 giugno 2026

Ho seguito Escher a Genova

 

Prima di visitare la città nel 1936, M.C. Escher per tre volte transita rapidamente a Genova.

Nella primavera del 1922, a ventiquattro anni non ancora compiuti, aveva compiuto il suo primo viaggio in Italia. A settembre riparte con due amici e si imbarca ad Amsterdam su un mercantile diretto in Spagna. Giunto a Siviglia il 24 ottobre, chiede al console olandese se c'è la possibilità di raggiungere l'Italia a bordo di una nave olandese. Vuole godere di entrambi gli amori che ha scoperto negli ultimi sei mesi. Il console gli trova la nave: è il mercantile Bacchus, in partenza da Cadice e diretto a Genova, su cui Mauk si imbarca il 6 novembre. Il Bacchus approda a Genova l'11 novembre. Mauk sbarca e si dirige subito a Siena.

A giugno del 1923 Escher, a Ravello, conosce Jetta Umiker e se ne innamora. Ad agosto le propone di sposarlo e lei accetta. Il 28 agosto le famiglie dei due giovani si incontrano a Zurigo per organizzare il matrimonio. Dichiarato ufficialmente il fidanzamento, il 6 settembre la famiglia Escher, Mauk compreso, si mette in viaggio per l'Italia: la prima tappa è Genova, che viene però subito lasciata per raggiungere Firenze.

Il 12 giugno 1924, finalmente, Jetta e Mauk si sposano, a Viareggio. Il 16 partono per Annecy, che hanno scelto per la luna di miele, e passano ancora una volta per Genova senza trattenersi.


Dopo dodici anni di residenza a Roma, nel 1935 Jetta e Mauk decidono di lasciare l'Italia. Negli stessi dodici anni, a partire dalla sciagurata decisione del re Vittorio Emanuele III di affidare il potere esecutivo a Mussolini, l'Italia è stata dominata dai prepotenti, dai razzisti e dai clericali, con il consenso di decine di milioni di persone. Il Paese di cui gli Escher si erano innamorati all'inizio degli anni Venti non esiste più. Si trasferiscono perciò in Svizzera, nella piccola località montana di Château-d'Oex. Qui, però, iniziano a soffrire per l'isolamento. Nei mesi invernali, la nostalgia per il Mar Mediterraneo si fa sempre più acuta. Mauk e Jetta ne discutono e decidono di uscirne organizzando un lungo viaggio in nave. Una ripresa, quasi, di quello del 1922 con cui Escher era andato in Spagna.

Dopo aver viaggiato, l'anno precedente, da Malta a Palermo sulla Verdi della compagnia di navigazione Adria, Mauk ha raccolto il materiale pubblicitario dell'Adria, che era particolarmente curato e ispirato a un'estetica vagamente futurista. La compagnia reclamizzava un «servizio regolare settimanale con nuove e comode motonavi» con partenza da Fiume, che toccava poi i porti di Venezia, Ancona, Bari, Catania, Malta, Messina, Palermo, Napoli, Livorno, Genova, Imperia, Marsiglia, Barcellona e Valencia.

Il primo febbraio del 1936, Escher scrive una lettera alla Direzione Generale dell'Adria: dopo aver rievocato la traversata da Malta a Palermo sulla Verdi, descrive sinteticamente la propria carriera di grafico e di viaggiatore, quindi formula la sua proposta: in cambio di un biglietto gratuito di andata e ritorno, per sé da Fiume alla Spagna e per la moglie da Genova a Valencia, e la sistemazione in cabina turistica su uno dei mercantili della compagnia che effettuano anche servizio passeggeri, MCE si impegna a realizzare una serie di stampe che l'Adria potrà poi utilizzare come materiale pubblicitario. Escher specifica che il biglietto dovrà essere aperto, in modo che lui e Jetta possano interrompere la navigazione quando lo desiderano e riprenderla con una nave successiva della stessa compagnia.

La proposta sembra azzardata agli stessi Jetta e Mauk, ma, con loro sorpresa, nel giro di pochi giorni ricevono una risposta dall'Adria, che la accetta.

Il 26 aprile Escher prende un treno per Trieste. Il suo umore migliora immediatamente, come ben sa ogni viaggiatore, appena si sistema a bordo. Il giorno successivo, arriva a Fiume e viene ricevuto presso la sede dell'Adria, dove gli viene mostrato l'archivio fotografico della compagnia e consegnata una lettera di presentazione per evitare eventuali noie con le autorità portuali lungo il tragitto. È accompagnato a bordo della motonave Rossini e gli viene presentato il capitano. Il mercantile, entrato in servizio nel 1928 come la Verdi, è attrezzato per trasportare una trentina di passeggeri, sistemati in cabine e sale da pranzo piuttosto lussuose. Il personale gli assicura che a ogni pasto serale verrà servito del vino.

[...] La Rossini attracca a Genova l'11 maggio. La stessa sera arriva Jetta, in treno, dalla Svizzera. Il giorno seguente lei e Mauk visitano la città; lui trova nella zona di Porta Soprana un buon posto per disegnare, il Piano di Sant'Andrea, e stabilisce di venirci nel viaggio di ritorno. 

[...] Il 22 maggio, Jetta e Mauk prendono un autobus per Granada e trascorrono i due giorni seguenti all'Alhambra, ammirando e ricopiando i motivi geometrici delle piastrelle che decorano le pareti del palazzo.

 [...] Da Siviglia, il 5 giugno prendono un treno per raggiungere Valencia e salire sul mercantile Paganini, un'altra motonave della Classe Musicisti appartenente alla compagnia di navigazione Adria, con cui intraprendono il viaggio di ritorno verso l'Italia. Esiste una foto, scattata da Jetta sulla Paganini, che ritrae Mauk seduto su uno sgabello, sul ponte della nave: indossa un basco, giacca, pantaloni alla zuava e calze che anticipano le sue tassellature; tiene in mano una matita e un blocco da disegno; in volto è raggiante: è in viaggio con la donna che ama, sul mezzo di trasporto che più ama, nella parte del mondo che più ama e fa ciò che più ama.

[...] Alle due del pomeriggio del 10 giugno, la Paganini sbarca a Savona i suoi passeggeri. [...] Un breve tratto di mare separa Savona da Genova, che la Paganini copre lo stesso giorno. Il 12 mattina, Mauk e Jetta si salutano e lei prende un treno per tornare a casa, via Milano, Domodossola e Montreux. Dopo pranzo, MCE va a disegnare il Piano di Sant'Andrea; grazie alla lettera di presentazione dell'Adria, ottiene dal personale dell'ufficio postale di Piazza Dante di salire sulla loro terrazza, dove si ferma a lavorare fino alle sei e mezza. La xilografia Piano di Sant'Andrea nascerà nel febbraio del 1937 (l'opera è interessante anche per notare le trasformazioni urbanistiche che negli anni immediatamente successivi hanno interessato piazza Dante).

Genova: la terrazza del palazzo delle Poste in piazza Dante
da cui Escher disegnò il Piano di Sant'Andrea

La terrazza vista dalle mura di Porta Soprana

Quattro ottobre Ventidue

Ho dormito a Genova nella camera 103 di un ostello, lo stesso numero della stanza che ho avuto all'hotel Rahma di Gabès la scorsa settimana. [...] A breve distanza dall'ostello, nella cui sala comune è appesa una copia della Metamorfosi I di Escher, trovo invece facilmente il Piano di Sant'Andrea e le due omonime torri fra le quali si apre la Porta Soprana ritratta da MCE nella sua xilografia del 1937.



Il Piano di Sant'Andrea in una cartolina degli anni Trenta

In via Balbi prendo l'insolito ascensore orizzontale-verticale per salire al Castello d'Albertis, l'edificio fatto costruire a fine Ottocento da un ricco viaggiatore genovese, Enrico Alberto d'Albertis, sul Monte Galletto. Le forme esterne rivelano il gusto neogotico di quel periodo, e lo conferma il fatto che i lavori furono supervisionati dall'architetto Alfredo d'Andrade. Quest'ultimo si occupò anche del restauro della romanica Porta Soprana.

L'interno del castello mostra invece l'interesse del capitano d'Albertis per tutto ciò che a quel tempo era considerato esotico, a cominciare dalle piastrelle con le stelle arabe a sedici punte che decorano la Sala delle Meridiane e si richiamano ai mosaici dell'Alhambra di Granada. Nel Salotto Turco, d'Albertis mescolò esotismo, eclettismo e collezionismo: mobili, tessuti e oggetti provenienti dall'Oriente, alcuni originali e altri copie, prodotte nei Paesi lontani o addirittura fatti realizzare in Italia. Il viaggiatore genovese si vantava di essersi sentito in «armonia» con il caos mediorientale, per esempio quando fu ospite del khedivè d'Egitto nel 1869, e volle ricreare quell'atmosfera, ma il risultato sembra piuttosto rivelare il desiderio di allestire un ordinato campionario.

Dei luoghi esotici, d'Albertis aveva conoscenza diretta perché aveva compiuto, in nave, tre volte il giro del mondo: nel 1877, tra il 1895 e il 1896, e infine nel 1910. Esperto marinaio, aveva comandato il primo convoglio italiano a percorrere il canale di Suez nel 1870; nel 1891 era riuscito a compiere la traversata dell'Atlantico con uno yacht, il Corsaro, utilizzando esclusivamente copie, da lui ricostruite, di strumenti di navigazione in uso ai tempi di Cristoforo Colombo. Nel primo decennio del Novecento viaggiò in Africa, a cominciare dalla Tunisia, fino a effettuare, nel 1908, il periplo del continente.

Raccolse biglietti di viaggio e da visita, conti e ricevute, articoli di giornali e menù, e li incollò in un album, che intitolò Ciarpe, frastagli e scampoli. Portò a casa anche un gran numero di oggetti, a costituire una Wunderkammer in cui si trovano una collana di denti di capodoglio proveniente dalle Isole Figi, uova di struzzo, piccoli oggetti accompagnati da minuscole etichette scritte a mano e una sirena essiccata, acquistata in Giappone durante il primo viaggio intorno al mondo: un falso, ovviamente, prodotto già allora per i primi turisti stranieri, e accompagnato dal racconto dell'abitudine delle sirene di nuotare a fianco delle barche che viaggiano con il pescato fuoribordo.

Nella Sala Colombiana è conservata la biblioteca di Enrico d'Albertis. Fra i molti resoconti di viaggio, le guide e i portolani, ritrovo le Baedeker, le Ouvres di Cyrano de Bergerac e il Paradise Lost di John Milton. Un armadio contiene le annate dal 1860 al 1914 della rivista «Le tour du monde» diretta da Edouard Charton.

La Compagnia di navigazione Adria di Fiume cessò di esistere pochi mesi dopo il viaggio di Escher: confluì nella Tirrenia Società Anonima di Navigazione, costituita a Napoli il 17 dicembre 1936.

Con l'ingresso dell'Italia in guerra, nel 1940 le motonavi della Classe Musicisti vennero requisite dalla Regia Marina e impiegate per il trasporto di truppe in Nord Africa e nei Balcani. La Paganini esplose, per cause mai chiarite, e naufragò il 28 giugno dello stesso anno, mentre era in navigazione da Brindisi a Durazzo. La Verdi fu affondata due volte dai bombardamenti britannici: una prima volta nel porto di Civitavecchia il 14 maggio 1943; recuperata e rimorchiata a Genova per essere riparata, fu nuovamente colpita da un attacco aereo il 28 maggio del 1944. La Rossini fu danneggiata da un bombardamento a Livorno il 28 maggio 1943. Autoaffondata dagli italiani il 9 settembre 1943 nel porto di Savona, fu recuperata dai tedeschi e da questi nuovamente autoaffondata a Savona il 15 febbraio dell'anno seguente. Tra febbraio e marzo 1946 la Rossini fu riportata in galleggiamento; dopo i lavori di ripristino effettuati a Genova, nel settembre 1947 la nave, ribattezzata Città di Messina, rientrò in servizio per la Tirrenia sulla linea Napoli-Catania-Siracusa-Malta-Tripoli. Nello stesso 1947 fu recuperata anche la Verdi, che riprese a navigare con il nome di Celio e l'anno successivo sostituì la Città di Messina sulla rotta per la Libia. Nel 1953 la Celio e la Città di Messina ripresero a viaggiare su gran parte della linea degli anni Trenta, tra Adriatico, Tirreno, Francia e Spagna. Rimasero in servizio fino al 1972: poste in disarmo, vennero infine vendute per la demolizione. 

[...] Dopo la guerra, per alcuni anni Mauk e Jetta non si muovono da casa. Nel 1954, Escher riprende a viaggiare, ma cambia i suoi ritmi, dedicando ai viaggi l'autunno o l'estate invece che la primavera. Cambia anche la funzione del viaggio, che non è più per lui un periodo di esplorazione e documentazione, durante il quale disegnare immagini da rielaborare una volta tornato a casa, ma un periodo di riposo e puro piacere; ora Mauk viaggia quasi solo più in nave, e gli scali non sono più occasione di escursioni di lavoro. 

[...] Nel luglio del 1955 Escher viaggia da Rotterdam a Savona; ritorna in Olanda partendo da Genova, a bordo di un mercantile norvegese, che effettua scali a Marsiglia, Bilbao e Anversa. [...] 1958: Mauk riesce a portare con sé, nell'ormai annuale viaggio in nave, sia Jetta sia il figlio George e sua moglie Corrie. Salpano il 6 settembre da Anversa, sulla nave Cagliari della Tirrenia, e arrivano a Genova dieci giorni dopo. Trascorrono una settimana in Italia e tornano in Olanda in aereo. Subito dopo, George e Corrie si trasferiscono in Canada. 

[...] Nei primi mesi del 1960, Escher si informa sui mercantili diretti in Canada e ne trova uno che, partendo da Genova alla fine di agosto e passando per il Canale di Panama, fa rotta verso Vancouver, dove potrà prendere un treno per raggiungere il figlio George a Montreal. Jetta, invece, decide di viaggiare in aereo e partirà due settimane prima del marito. Mauk raggiunge Genova in treno, da Utrecht, il 28 agosto del 1960; nel porto ligure si imbarca sulla Paolo Toscanelli della Italian Line, come era conosciuta internazionalmente la Società di Navigazione Italia.

(Da Ho seguito Escher. In viaggio con l'artista in Italia, Spagna, Corsica, Tunisia, Malta,

i libri di Mompracem, Firenze 2024

in cui Genova è nominata anche perché nel 1912 vi fu costruita una locomotiva che oggi si trova sulla piazza di un paese della Calabria dove non arriva la ferrovia, perché nel 1890 vi nacque l'anarchico Carlo Bava, perché vi insegnò filosofia l'astronomo del Settecento Giuseppe Piazzi,... ) 



Ventidue novembre Venticinque
La presentazione del libro al castello D'Albertis, è stata l'occasione per conoscere il ceramista Valerio Diotto, che nel suo lavoro si ispira all'arte islamica e alle tassellazioni di Escher, oltre che alla tradizione genovese dei laggioni.
Il laboratorio in cui lavora con la sorella Marcella, Poterie, è in salita del Prione 16r, poche decine di metri alle spalle di Porta Soprana.







Tredici giugno Ventisei
A novant'anni dal soggiorno di Escher, in collaborazione con il Museo Casa di Colombo proponiamo una passeggiata nei luoghi visitati da MCE: il chiostro di Sant'Andrea, il palazzo delle Poste di piazza Dante, Porta Soprana.
L'anno scorso avevo provato a chiedere al personale del palazzo delle Poste di accedere al terrazzo del secondo piano, per fotografare la stessa vista disegnata da Escher: dall'ufficio postale ero stato indirizzato al portone di ingresso degli uffici, dove ero stato respinto da un antipatico guardiano che mi aveva liquidato dicendomi di presentare domanda scritta "alle Poste in generale". Indicazione così vaga da farmi pensare che volesse semplicemente liberarsi di un (dal suo punto di vista) seccatore. Provai così a scrivere al servizio clienti del sito Poste.it, dal quale ricevetti invece una gentile risposta, con la quale mi si autorizzava ad accedere al terrazzo. Presi accordi con la direzione dell'ufficio postale, stamattina mi sono presentato nuovamente all'ingresso del palazzo di piazza Dante, stavolta presidiato da un guardiano non ostile (penso perché avvisato del mio arrivo), e sono stato ricevuto da un cortese impiegato che mi ha accompagnato al terrazzo dove Mauk trascorse il pomeriggio del 12 giugno 1936.



Ho seguito Escher anche:

-  a Orvieto

- in Abruzzo


- a Ravello

- in Calabria




- a Malta

- ad Ancona

- a Savona


venerdì 6 dicembre 2024

In cammino nella Prima Zona Liguria

 

Nel Ponente ligure e nell'alta Val Tanaro si può compiere un viaggio a piedi nella Storia, che permette di comprendere come fu organizzata e combattuta la lotta di Liberazione. Dalle città della costa (Albenga, Imperia, Sanremo, Ventimiglia) si risale per le valli, accompagnati dalle parole di storici e scrittori, alla ricerca dei “casoni” e dei paesi, come Bajardo, Carpasio e Pigna, che furono il teatro della Resistenza.


La “Prima Zona Liguria” era, durante la Resistenza, l'area compresa tra il confine italo-francese e l'Albenganese: si può conoscere la sua storia mettendosi in cammino, per recuperare e condividere la memoria dei luoghi e il significato degli avvenimenti.

Dalla costa, i percorsi proposti in questa guida seguono gli spostamenti delle formazioni partigiane e si dirigono verso l'interno. Il primo itinerario parte da Albenga, attraversa Andora, Alassio, Cervo e Diano Marina, raggiunge Imperia e quindi, sulle tracce di Felice Cascione e della canzone Fischia il vento, tocca Testico, Casanova Lerrone e le frazioni di Onzo e Vendone per concludersi ad Alto. Il secondo percorso va da Sanremo a Molini di Triora, passando per Bajardo, Ceriana, Badalucco, Montalto, Carpasio, San Bernardo di Conio e il Monte Grande. Il terzo itinerario comincia a Ventimiglia e conduce a Olivetta, Airole, Rocchetta Nervina e Pigna, capitale di una importante «repubblica partigiana», per poi proseguire verso Triora, Piaggia, Upega e Carnino, fino a Fontane in Val Corsaglia.


A Carnino il Cammino nella Prima Zona Liguria interseca il Cammino nella Resistenza in provincia di Cuneo, per cui è possibile proseguire in direzione nord-est, verso le Langhe, oppure in direzione nord-ovest, nelle valli cuneesi.

La “I Zona Liguria” è stata insignita nel 1980 della medaglia d'oro al valor militare; nell'occasione, il Presidente della Repubblica Sandro Pertini motivò l'onorificenza con queste parole: «Illustre fra le genti Liguri per tradizione di fierezza tenacia e antica adusanza a duro lavoro, in una terra aspra, impervia e avara di risorse, la popolazione imperiese, a prezzo di oltre 1200 caduti, 100 deportati, stragi, persecuzioni e distruzioni immani durante 20 mesi di occupazione nazifascista combatté la sua strenua Resistenza per la riconquista delle Patrie leggi e libertà, in concorso e sostegno, spesso cruenti, con le sue forze partigiane».


La guida

In cammino nella Prima Zona Liguria

si può acquistare
nelle librerie (anche online)
o dal sito dell'editore Fusta

e sarà presentata

domenica 2 agosto 2026
alle ore 15
ad Alto (CN)


Una video-presentazione della guida si trova qui.

I consigli per i pasti e i pernottamenti si trovano qui.


sul sentiero verso il Pizzo d'Evigno

Alto

il luogo della morte di Felice Cascione
a Fontane (Alto)

Monte Castell'Ermo

le Rocche della Val Tanaro

Tipografia clandestina del CLN a Sanremo (via Zeffiro Massa)
in cui si stampava "La Voce della Democrazia"
(Archivio ISRECIM)

sosta a San Giacomo tra Sanremo e Bajardo

San Bernardo di Conio

Andagna

Ciotti

lucertola ocellata
(piemonteparchi.it, foto di F. Crovetto)

Pigna, monumento alla repubblica partigiana

Pigna, San Bernardo

Pigna, centro storico

verso Colla Langan

Ospedale partigiano di Valcona Sottana, 1944
(Archivio ISRECIM)

Carnino Superiore

verso Piaggia


martedì 1 ottobre 2024

In cammino nella Prima Zona Liguria: pasti e pernottamenti

 

I viaggiatori hanno a disposizione in Rete tutte le informazioni necessarie per scegliere dove mangiare e dove dormire, tuttavia ho preparato un elenco di consigli per chi si mette In cammino nella Prima Zona Liguria: si tratta di esercizi scelti per la loro posizione, le specialità o la disponibilità nei confronti dei camminatori e degli appassionati di storia.

È sempre consigliato verificare in anticipo l'apertura delle strutture e, se possibile, prenotare. Talvolta i trasporti pubblici permettono di spostarsi verso i centri limitrofi anche per i pasti e il pernottamento: in questo modo, in alcuni casi la stessa località può servire da base per percorrere più tappe.


La guida

In cammino nella Prima Zona Liguria

si può acquistare
nelle librerie (anche online)
o dal sito dell'editore Fusta



Consigli per i pasti e i pernottamenti

Itinerario 1


1.1 – Da Albenga ad Andora

Albenga:

Bar Mina – via Martiri della Libertà, 48

Colla Micheri:

Osteria – 0182 86116



1.2 – Da Andora ad Imperia

Alassio:

Hotel Badano - via Gramsci, 36 - 0182 640964

Diano Marina:

Bar ristorante El Parador – corso Garibaldi, 19

Imperia (Oneglia):

Focacceria caffetteria Il bastione – via Matteotti, 62 – 0183 197 2968


1.5 – Da Curenna di Vendone ad Alto (Fontane)

Alto:

Osteria del Castello - via Castello, 2 - 350 161 4227

Agriturismo Olio del Casale – via Roma, 2 – 335 686 2222

Caprauna:

Rifugio Pian dell'Arma – 353 408 8728


C1.1 – Da Pian dell'Arma a Quarzina

Quarzina:

Rifugio Quarzina – 333 886 4283





C1.2 – Da Quarzina a Carnino

Carnino:

Foresteria di Carnino – 0174 086108 / 333 9117975


Itinerario 2


2.1 – Da Sanremo a Baiardo

Sanremo:

Hotel Corso - corso Cavallotti, 194 - 0184 509911

ristorante La Ciotola - via S. Stefano, 4 (centro storico Pigna) - 0184 507609

Baiardo:

caffetteria Ghirazucchina, via Roma 106

ristorante bar Jolanda, via Roma




2.4 – Da Badalucco a Carpasio

Carpasio:

ristorante La Carpasina, piazza Garibaldi, 18 - 334 107 4737

Ostello Leo Anfosso, via Tullio 12 – attualmente chiuso


2.5 – Da Carpasio a Molini di Triora

Andagna:

Casa di nonno Memè (appartamento) – 328 961 6343

Molini di Triora:

bar Capriolo, via Nuova 1


Itinerario 3


3.1 – Da Ventimiglia a Villatella

Ventimiglia:

Mercato Coperto – via della Repubblica

Villatella:

Ristorante e B&B Vecchio Frantoio – 0184 215151 / 349 644 9274


3.2 – Da Villatella a Olivetta

Rifugio non custodito Patrick Gambino, località Gerri (chiavi presso la sezione di Ventimiglia del CAI o al Ristorante Vecchio Frantoio di Villatella)



3.3 – Da Olivetta a Rocchetta Nervina

Rocchetta Nervina:

B&B e osteria La Pecora Nera – 345 469 0888

Ostello Alpi Liguri, viale Rimembranze 35 - 320 602 0330 - ostelloalpiliguri.eu

Bar La Favola


3.4 – Da Rocchetta Nervina a Pigna

Pigna:

Affittacamere e pizzeria-ristorante Sul Ponte – 340 464 2038


3.5 – Da Pigna a Triora

Langan:

Agriturismo Il Rifugio – 329 023 6494

Molini di Triora:

bar Capriolo, via Nuova 1


3.6 – Da Triora a Piaggia

Piaggia:

Locanda La Briga, via Pastorelli, 1 – 346 122 4656

Affittacamere DolceMente, via Tanarello, 4 – 346 122 4656


3.7 – Da Piaggia a Carnino

Carnino:

Foresteria di Carnino – 0174 086108 / 347 301 8685


3.8– Da Carnino a Fontane

Rifugio Mongioie (0174 390196)

Bivacco Cavarero (CAI Sezione di Mondovì, 0174 46776)

A Fontane è possibile pernottare nell'ex-edificio scolastico (gestito dall'Associazione Culturale “E Kyé”, prenotare al numero 349 3232140 - 347 8449602); per i pasti: Osteria delle Fontane (388 6258306 - 333 5334642)

A Corsaglia (6 km a N di Fontane): ristorante e albergo Corsaglia (0174 349109 – 345 7007999)


C3. 1 – Da Carnino a Quarzina

Quarzina:

Rifugio Quarzina – 333 886 4283


C3.2 – Da Quarzina a Ponte di Nava/Pian dell'Arma

Caprauna:

Rifugio Pian dell'Arma – 353 408 8728