giovedì 9 febbraio 2023

Fermata Aliano

 

Da più di trent'anni desideravo vedere i luoghi in cui Carlo Levi fu confinato e ambientò Cristo si è fermato a Eboli, uno dei libri che più amo.

Carlo Levi, già costretto al confino in Basilicata dal maggio del 1935 perché appartenente al movimento antifascista Giustizia e Libertà, dopo tre mesi fu trasferito ad Aliano, che nel libro diventa Gagliano per imitazione della pronuncia locale:

«Sono arrivato a Gagliano un pomeriggio di agosto, portato in una piccola automobile sgangherata. Avevo le mani impedite, ed ero accompagnato da due robusti rappresentanti dello Stato, dalle bande rosse ai pantaloni e dalle facce inespressive. […] salutati i miei custodi che si affrettarono a ripartire, rimasi solo in mezzo alla strada. Mi accorsi allora che il paese non si vedeva arrivando, perché scendeva e si snodava come un verme attorno ad un'unica strada in forte discesa, sullo stretto ciglione di due burroni, e poi risaliva e ridiscendeva tra due altri burroni, e terminava nel vuoto. La campagna che mi pareva di aver visto arrivando, non si vedeva più; e da ogni parte non c'erano che precipizi di argilla bianca».



Il paese di Aliano pare ricambiare l'affetto che per tutta la vita Levi gli rivolse, scegliendolo anche come luogo per il proprio funerale e per la propria sepoltura.


Allo scrittore e pittore torinese è stato dedicato un Parco letterario, grazie al quale si possono visitare una pinacoteca, un museo della civiltà contadina (che espone le maschere cornute del carnevale locale) e la casa in cui egli trascorse il periodo del confino.

La pinacoteca ospita una trentina di dipinti di Carlo Levi, realizzati tra gli anni Cinquanta e Settanta, tra i quali Raccolta delle olive ad Alassio e Ulivo, appropriati in una zona in cui la coltura principale è appunto l'ulivo. Sono esposte anche le litografie della serie Cristo si è fermato a Eboli che Levi commissionò a Francesco Esposito. Di questo artista calabrese, nativo di San Costantino Albanese e titolare di una stamperia a Torino, mi aveva parlato Anna Stratigò quando la incontrai a Lungro.

«La nuova casa aveva il vantaggio di essere in fondo al paese, fuori dagli sguardi continui del podestà e dei suoi accoliti: avrei potuto, finalmente, passeggiare senza urtarmi ad ogni passo nelle solite persone, con i soliti discorsi».

«L'alloggio era quasi vuoto: il padrone e lo zoppo suo amico mi fornirono le suppellettili necessarie. Io ci portai le cose che mi ero fatte arrivare in quei giorni: il mio cavalletto grande e la poltrona, suo necessario complemento: l'uno per dipingere e l'altra per guardare i quadri a mano a mano che li faccio: mi sono entrambi indispensabili, e mi ci sono affezionato: mi hanno sempre seguito in tutti i miei viaggi qua e là per il mondo».

La casa del confino di Carlo Levi è un'abitazione signorile costruita nel 1905, dotata di una terrazza che il pittore utilizzava per dipingere.


Aliano ricorda, con una piazza, un monumento e un circolo culturale, anche Nicola Panevino, giudice e partigiano fucilato dalle SS il 23 marzo 1945 a Cravasco, in provincia di Genova.

A Torino, la memoria dell'opera di Carlo Levi è curata dall'Associazione Lucana in Piemonte Carlo Levi, che ha sede presso la Fondazione Giorgio Amendola.


Venti maggio Ventitré

Firenze.

Dopo una passeggiata con gli amici Paolo e Elena, a San Miniato e poi per viale Galileo, viale Machiavelli e i Giardini di Boboli, di fronte a Palazzo Pitti incontriamo una lapide che ricorda il periodo fiorentino di Carlo Levi:



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