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mercoledì 11 marzo 2026

Binari imprevedibili

 


La compagnia ferroviaria Arenaways, a gennaio del 2025, ha riportato il servizio passeggeri sulla linea Savigliano-Saluzzo-Cuneo. Il ritorno del treno nelle sette stazioni della linea (alle tre maggiori si aggiungono Manta, Verzuolo, Costigliole Saluzzo e Busca) è stato accolto con entusiasmo dalla cittadinanza: in parte per la soddisfazione di aver ottenuto dall’amministrazione regionale ciò che si chiedeva da anni, in parte per il ritorno di una piccola ma importante comodità e infine – ritengo – perché viaggiare su una ferrovia è un piacere. Il treno è, infatti, il mezzo di trasporto che più di ogni altro ha la capacità di farci trascorrere del tempo con le persone che amiamo, far nascere nuove conoscenze e condurci attraverso luoghi affascinanti.

L’editore Fusta di Saluzzo ha perciò deciso di chiedere a un gruppo di autrici e autori quale fosse la loro idea del viaggiare in treno. Sono scaturiti in questo modo quattordici racconti, molto diversi tra di loro, così come differenti sono le autrici e gli autori che hanno risposto all’invito. D’altronde, non è forse un insieme variegato quello delle persone che ogni giorno viaggiano sui treni?

Nella varietà dei racconti, emerge comunque un denominatore comune: è l’imprevedibilità degli incontri che il treno rende possibili. Anche su una linea di lunghezza ridotta come la Savigliano-Saluzzo-Cuneo. 

Immaginate di salire a bordo del treno che viaggia tra Savigliano, Saluzzo e Cuneo, di sedervi e di cominciare una conversazione con alcuni degli altri passeggeri: sono le autrici e gli autori dei racconti che state per leggere. Si parte dalla stazione di Saluzzo con Alessandra Gondolo, che al termine del suo racconto ci fa salire su un treno diretto a Savigliano. Con Gianni Audisio si viaggia poi nella direzione opposta, da Saluzzo a Cuneo, cominciando a conoscere i panorami di Manta e Verzuolo. Nella stazione del capoluogo ci si trattiene quindi per il resto del giorno con la protagonista del racconto di Cinzia Dutto. La mattina successiva saremo di nuovo lì, per ripartire con la narrazione di Pierfrancesco Di Noia: si va a Saluzzo, con una importante sosta alla stazione di Costigliole, e si torna a Cuneo. Siamo entrati nel mondo dei pendolari: Filippo Bessone ce lo racconta dal punto di vista di un capotreno alle prese con due passeggeri che salgono a Busca per andare a lavorare a Torino, via Savigliano. Noi ci fermiamo a Savigliano e ripartiamo per Saluzzo con Michele Cerutti, cambiamo treno a ritorniamo ancora una volta a Cuneo. Serena Covella ci accompagna sulla successiva corsa Cuneo-Saluzzo alla ricerca di una pendolare scomparsa, quindi viaggiamo con Marco Craveri, nel cui racconto assume una particolare importanza la stazione di Verzuolo.

Usciamo dal mondo dei pendolari con il racconto di Paolo Calvino: alla stazione di Busca una giovane viaggiatrice sale su un treno che la porterà ben oltre la stazione di Savigliano. Noi, invece, rimaniamo sul treno che va avanti e indietro tra Savigliano e Cuneo, e a Costigliole osserviamo salire la passeggera creata da Giorgio Enrico Bena; lasciamo proseguire anche lei verso una meta lontana, perché a Cuneo ci aspetta Roberto Rossi Precerutti per tornare a Manta e visitarne il castello da una prospettiva inconsueta.

Con il bambino protagonista del racconto di Luisa Pessina ritorniamo a Savigliano, dove ci attende Sergio Soave, che dalla stazione saviglianese ci fa viaggiare verso altre linee piemontesi. Da Savigliano parte anche il personaggio ideato da Sergio Racca per l’ultimo racconto: è diretto a Saluzzo, ma la meta non sarà esattamente quella prevista.

In una narrazione ambientata nel mondo delle ferrovie il movimento è un elemento inevitabile. Nel nostro caso, noterete che i personaggi si muovono, oltre che nello spazio, anche nelle dimensioni del tempo: c’è chi ha rievocato il passato – proprio o delle ferrovie – a partire da ricordi rimasti profondamente impressi, chi ha situato gli avvenimenti nel presente e chi nel futuro, seguendo forse la libera concatenazione di pensieri che viene favorita proprio dal movimento e dai suoni caratteristici dei viaggi in treno.

Autrici e autori hanno lavorato separatamente, tuttavia troverete degli involontari collegamenti tra alcuni racconti, quasi come se certi riferimenti a date o luoghi fossero delle anticipazioni di quanto contenuto in un successivo capitolo. Si tratta di coincidenze? Oppure esistono dei tunnel spazio-temporali attraverso cui le informazioni viaggiano da una vicenda a un’altra? E chissà se un giorno – almeno nei racconti – in quei tunnel ci potranno passare dei treni?


Binari imprevedibili

sarà presentato

sabato 6 giugno 2026

alle ore 17,30

al Castello della Manta (CN)


Su questa antologia si può ascoltare una conversazione tra Paolo Calvino e Livio Partiti

sul sito ilpostodelleparole.it


Il libro si può acquistare sul sito di Fusta Editore

martedì 26 agosto 2025

Ho seguito Escher nei Paesi Bassi

 

Arnhem

Nel 1903 i coniugi Escher si trasferiscono da Leeuwarden, dove Maurits è nato cinque anni prima, ad Arnhem. Dalla regione settentrionale della Frisia si spostano insomma in quella centrale della Gheldria, tra Utrecht e la Germania. Il padre porta Maurits con sé in lunghe passeggiate per fotografare la natura dei dintorni. Nel giardino di casa fa costruire un capanno in cui sistema due banchi da falegname, già usati da Eddy e Beer, i figli che Georg Arnold ha avuto da un precedente matrimonio. Affinché Maurits e il fratello maggiore Nol imparino a lavorare il legno chiama un falegname, Van Eldik, che trasmette a Maurits l’amore per il legno. Vicino a casa, inoltre, c’è un ponte ferroviario: i piccoli Escher conoscono la bellezza del passaggio dei treni.

(da  Ho seguito Escher. In viaggio con l'artista in Italia, Spagna, Corsica, Tunisia, Maltai libri di Mompracem, Firenze 2024)

Ad Arnhem, il padre era stato nominato ingegnere capo e direttore del Rijkswaterstaat (la Direzione Generale dei Lavori Pubblici e della Gestione delle Acque), con un ufficio in piazza del Mercato. Mauk aveva all'epoca 5 anni e frequentò, seppur per un breve periodo, la scuola Fröbel in Driekoningenstraat ad Arnhem. Suo padre aveva acquistato una signorile villa ad Arnhem per 21.000 fiorini, l'edificio a est dell'incrocio tra Utrechtseweg e Vijfzinnenstraat, al numero 19 di Utrechtseweg (la vecchia numerazione). Questa villa e la fila di case a est furono distrutte durante la Seconda Guerra Mondiale.
Nel 1908, all'età di dieci anni, Escher fu iscritto al terzo anno dell'Associazione Scolastica di Arnhem, situata, come oggi, in Brugstraat 6, una scuola privata che preparava i bambini per l'HBS (Scuola Secondaria Superiore) o il Gymnasium (Scuola Secondaria Superiore).
L'edificio si trovava a un buon centinaio di metri dalla casa dei suoi genitori. Fu un periodo in cui la sua immaginazione si sviluppò appieno. Una trentina di metri a nord della scuola si trovava una ricca fonte di fantasie. Dopo la scuola, Mauk si affrettava con il fratello Nol al Diaconessenbrug (Ponte di Ferro) sopra la ferrovia in Brugstraat, dove osservarono con interesse verso est lo scalo ferroviario vicino alla stazione di Arnhem, un groviglio di rotaie, scambi e la tettoia di ferro sopra i binari, con i treni che cambiavano binario.

(da https://heemkunderenkum.nl/de-arnhemse-jaren-van-maurits-cornelis-escher-2/)


I binari della stazione di Arnhem visti dal Diaconessenbrug il 22 luglio 2025


Brugstraat fotografata dal Diaconessenbrug il 22 luglio 2025: nel secondo edificio a sinistra si trovava la scuola elementare frequentata da MC Escher

A quattordici anni, nel 1912, Maurits inizia a frequentare la scuola secondaria superiore di Arnhem. L’insegnante di arte, F.W. Van der Haagen, si interessa a lui e gli insegna la tecnica della linoleografia. Stringe le amicizie che dureranno tutta la vita, con Jan van der Does de Willebois e sua sorella Fiet, Roosje Ingen Housz, Conny Umbgrove e Bas Kist.


L'edificio della Scuola Secondaria Municipale di Arnhem in Schoolstraat 35 (22 luglio 2025)


Le scale interne della Scuola Secondaria Municipale
(foto del museo Escher in Het Palais, Den Haag),
da confrontare con Relatività


Sette gennaio 1917: Maurits e Bas Kist, anche lui interessato alla grafica, visitano lo studio dell’artista di Arnhem Gert Stegeman, pittore e incisore. Qui, in seguito, MCE stampa alcune delle acqueforti che realizza nel 1917, fra le quali una veduta del ponte ferroviario sul Reno a Oosterbeek, un villaggio a cinque chilometri a ovest di Arnhem nel quale gli Escher si sono trasferiti nello stesso anno: il ponte che verrà distrutto nella Seconda guerra mondiale, durante la battaglia di Arnhem del settembre 1944.

Sabelpoort, Arnhem, dove al primo piano si trovava lo studio di Gert Stegeman (22 luglio 2025)

Nella nuova abitazione di famiglia a Osterbeek, Villa Rosande, Maurits trascorre molto tempo discutendo di letteratura con Jan e Bas: fra i loro libri preferiti ci sono Delitto e Castigo di Dostoevskij, Le anime morte di Gogol e i racconti di Edgar Allan Poe. Intanto Maurits e Bas diventano membri della società Artibus Sacrum e partecipano con le loro linoleografie alle mostre annuali.

Villa Rosande, Utrechtsweg 62 (22 luglio 2025)

Lo studio di Mauk si trovava all'ultimo piano della torre

Oosterbeek, stazione ferroviaria

Haarlem

A settembre del 1919, Maurits va a vivere a Haarlem, in Olanda settentrionale, per frequentare la Scuola di Architettura e Arti Decorative. La città è un buon centro culturale, sede di molte librerie, di stampatori e della galleria d’arte di J.H de Bois, un appassionato di arte contemporanea e di grafica che vende opere di Kandinskij, Van Gogh, Klimt, Kokoschka, Marc, Ensor e Kollwitz.

Galleria in Warmoesstraat, Haarlem (20 luglio 2025)

La Scuola di Architattura e Arti Decorative frequentata da Escher è stata chiusa il 1 settembre 1926. Fondata nel 1877 e inaugurata il 7 gennaio 1879, aveva inizialmente sede nell'attuale Nassaulaan. Dal 19 settembre 1883 fu trasferita al Padiglione Welgelegen, una residenza di campagna in stile neoclassico situata a sud del centro di Haarlem. Qui la Scuola ebbe a disposizione i locali in precedenza adibiti a rimessa delle carrozze. Intorno al 1920 sorsero problemi finanziari, che portarono alla sua chiusura. Il Padiglione fu in seguito destinato a sede della Provincia dell'Olanda Settentrionale.
Neanche la galleria di J.H de Bois esiste più.

Delft

Alla fine del 1918 Escher visse per alcuni mesi a Delft, in Piet Heinstraat, e frequentò per breve tempo i corsi della Technische Universiteit. Vent'anni dopo, a dicembre del 1938, lo Stato dei Paesi Bassi commissionò a Escher dieci xilografie di Delft in vista della pubblicazione di un libro sulla città. Il compenso venne pattuito in 800 guilder, circa 7.500 euro di oggi. Nell'aprile 1939, Escher (che al tempo viveva a Bruxelles), si stabilì nella casa dei genitori all'Aja e ogni giorno si recava a Delft in tram. Dai disegni realizzati, durante i mesi estivi ricavò dieci xilografie. Il libro in programma non fu mai pubblicato.

(da https://escherinhetpaleis.nl/en/about-escher/escher-today/delft-in-woodcuts)

Ventuno luglio 2025



Lato sud della Nieuwe Kerk, dietro gli alberi cresciuti dal tempo della visita di Escher




In primo piano a sinistra, l'elemento inserito da Escher nella sua incisione



Escher ottiene dal direttore dei Lavori Municipali il permesso di salire sulla torre pendente della Oude Kerk, dalla quale disegna una veduta di Delft. Oggi la torre non è accessibile al pubblico. Quando chiedo alla biglietteria della chiesa se posso salire per fotografare la veduta disegnata da Escher, l'impiegato mi risponde che Escher non era salito sulla torre della Oude Kerk, ma solo su quella della Nieuwe Kerk. L'incisione (che lo stesso impiegato mi vende in forma di cartolina) però lo smentisce, perché in primo piano si vede la balaustra della terrazza della torre della Oude Kerk. Anche la terrazza più alta della Nieuwe Kerk ha una balaustra simile, ma il particolare decisivo nell'opera di Escher mi sembra il canale: ce n'è uno sotto la torre della Oude Kerk, ma non sotto quella della Nieuwe Kerk.

La torre pendente della Oude Kerk

La terrazza dell'Oude Kerk su cui salì Escher


Il negozio in Oosteinde che espone in vetrina le vedute di Delft di Escher


Baarn

Nel maggio 1940, la Germania invade il Belgio e i Paesi Bassi; Bruxelles viene occupata il 17. Dieci giorni dopo, Mauk riceve la notizia della morte di sua madre. Alla fine dell’anno, lui e Jetta decidono di trasferirsi nei Paesi Bassi. Scelgono la cittadina di Baarn, nella provincia di Utrecht, e traslocano il 20 febbraio del 1941. 

Ventitré luglio 2025

La casa in cui si trasferiscono Mauk e Jetta in Nicolaas Beetslaan 20, poi requisita a dicembre del 1943 dall'esercito tedesco

La città di Baarn, in cui Escher visse fino al 1970, ha dedicato all'artista un monumento, posto nel giardino di fronte alla stazione ferroviaria.



Nel cimitero cittadino si trova (non facilmente) la tomba di Escher (zona V, numero 34).

Ingresso del cimitero di Baarn



L'Aja

Dal 2002 la collezione di opere di Escher del Kunstmuseum dell'Aja (oltre 120 opere, una delle più ampie al mondo) è esposta nel palazzo Lange Voorhout, ora conosciuto come Escher in Het Paleis.



Ho seguito Escher anche:

-  a Orvieto

- in Abruzzo


- a Ravello

- in Calabria



- a Malta

- a Genova

- ad Ancona

- a Savona





lunedì 27 gennaio 2025

Di nuovo in treno sulla ferrovia Savigliano-Saluzzo-Cuneo

 

Cuneo, ventisette gennaio Venticinque


Da questa mattina i treni circolano nuovamente sulla ferrovia Savigliano-Saluzzo-Cuneo.

La prima parte della linea (tra Savigliano e Saluzzo) fu aperta nel 1857, la seconda (tra Saluzzo e Cuneo) nel 1892. Tredici anni fa, la chiusura, "dopo gli sconsiderati ed assurdi tagli effettuati dalla giunta Cota [Lega Nord] nel 2011, che avevano portato alla chiusura di quasi il 24% della rete regionale [piemontese]" (Omar Cugini, presidente del CeSMoT).

Alle sei meno dieci, sul marciapiede del binario 3 della stazione di Cuneo, c'è una coppia in attesa: sono i signori Arena, marito e moglie. Giuseppe Arena è il fondatore di Arenaways, la compagnia ferroviaria che da oggi gestisce la tratta.


La signora Arena accoglie a bordo i primi passeggeri con gentilezza e calore, quasi come se ci facesse entrare nel suo salotto. Capotreno e controllore risolvono i piccoli problemi di biglietteria dei primi passeggeri. 



Si parte in orario e si raccolgono i primi viaggiatori anche a Busca, Costigliole Saluzzo, Verzuolo e Manta. A Saluzzo (la città che più ha sofferto per la mancanza del treno nell'ultimo decennio), nonostante siano le sette meno dieci, c'è già una decina di persone sul marciapiede del binario 1, alcuni dei quali per scattare foto. Dal binario 2 parte l'altro treno Arenaways per Cuneo.
Si riparte lentamente, per prendere velocità dopo qualche centinaio di metri. La signora Arena, molto emozionata, mi dice: "Quasi peggio di un parto!" Poi si corregge: "Diciamo che mi è nato un nipote".

A Savigliano si arriva sul binario 1, quello storicamente dedicato ai treni da e per Saluzzo. La stazione non è cambiata nei decenni e così è più facile indulgere ai ricordi di viaggi che risalgono agli anni Ottanta o al massimo ai primi Novanta, quando esistevano ancora corse notturne, grazie alle quali si poteva, per esempio, assistere a un concerto a Torino e poi rientrare a Savigliano o Saluzzo.


Nella sala d'aspetto, sui tabelloni delle partenze è ricomparsa la destinazione Saluzzo.


Anche la corsa di ritorno verso Cuneo parte in orario, alle 8.12. Finalmente si può rivedere la stazione di Saluzzo dall'interno di un treno.



A Cuneo scendo dal treno con la sensazione che un piccolo angolo del mondo oggi si sia incivilito e con la consapevolezza di quanto lavoro sia ancora necessario (nel settore dei trasporti e in molti altri)  per rendere il Piemonte una regione vivibile con piacere.



















mercoledì 18 settembre 2024

Ho seguito Escher in Calabria

 

Nei mesi che trascorre a casa, Escher digerisce e metabolizza le provviste raccolte precedentemente in viaggio. Il mondo verso cui viaggiare e la tana a cui tornare sono entrambi necessari ed esistono per opposizione reciproca. Quando le riserve si esauriscono, è tempo di ripartire. Il 28 aprile del 1930 MCE si rimette in viaggio: questa volta la meta è la Calabria.

La compagnia del viaggio precedente [in Abruzzo] si ingrandisce: a Escher, Haas-Triverio e Schiess si aggiunge Jean Rousset, un giovane francese studioso di storia e appassionato di fotografia.

Da Roma, via Napoli e Paola, il gruppo raggiunge in treno Pizzo, nella Calabria occidentale; sulla costa tirrenica, i quattro amici si fermano a Tropea e Scilla. Da Reggio risalgono la costa ionica alternando tratti in treno, lungo il mare, a esplorazioni dell'interno compiute a dorso di mulo o a piedi. Prima di partire, MCE ha pesato lo zaino e annotato nella sua agenda che sulle spalle avrà 12,5 chilogrammi.

Il viaggio dura quasi un mese e si conclude il 24 maggio a Rocca Imperiale; fra l'ottobre 1930 e il febbraio 1931, MCE lo trasformerà in tredici stampe, di cui sei xilografie e sette litografie.  

[...]

Quattro marzo Ventidue

Interrompo il tragitto verso Scilla a Cinquefrondi, per incontrare Giorgio Castella: autore di Lotte e libertà. Storie di donne e uomini antifascisti, sta lavorando alla biografia di un partigiano calabrese, Sebastiano Giampaolo “Fiore”, morto in Piemonte, in Valle Maira. Nel corso di una lunga passeggiata, Giorgio mi racconta la sua esperienza di “calabrese a Milano”, alternando le esperienze di impegno sociale come sindacalista a quelle di comparsa alla Scala, in una Aida e una Carmen. Mi accompagna poi a Maropati, a quattro chilometri da Cinquefrondi, suo paese natale, a vedere le case in cui vissero Sergio Franco, un altro partigiano calabrese ucciso in Piemonte, a Serravalle Langhe, e lo scrittore Fortunato Seminara, l'autore di Le baracche, Il vento nell'uliveto e La masseria.

[...]

Giorgio Castella a Maropati





Il 26 maggio del 1930, Escher annota sulla sua agenda il calcolo delle distanze percorse durante il viaggio in Calabria: 1.709 chilometri in treno, 213 in autobus, 10 in carrozza e più o meno 100 a piedi, per un totale di 2.022 chilometri. 

(Da Ho seguito Escher. In viaggio con l'artista in Italia, Spagna, Corsica, Tunisia, Malta,

i libri di Mompracem, Firenze 2024)


Dopo Scilla, Escher e i suoi amici si fermano a Reggio Calabria, Melito di Porto Salvo, Pentedattilo, Palizzi, Gerace, Stilo, Monasterace, Squillace, Catanzaro, Crotone, Santa Severina, Cariati, Rossano, Spezzano Albanese, Castrovillari, Morano, Trebisacce, Rocca Imperiale. 




La fiumara di Stilo

Il treno delle Ferrovie della Calabria alla stazione di Catanzaro Lido

Santa Severina


Cariati







Morano

Rocca Imperiale







Ho seguito Escher anche:

-  a Orvieto

- in Abruzzo


- a Ravello