mercoledì 16 ottobre 2024

Ho seguito Escher e ho incontrato Giuseppe Haas-Triverio

 

Ricostruendo e ripercorrendo i viaggi compiuti da M.C. Escher, ho incontrato un altro personaggio, determinante per le scelte dell'artista olandese: il pittore e incisore svizzero Giuseppe Haas-Triverio.

I due si sono conosciuti, per caso, nel maggio del 1922 a Siena, durante il primo viaggio di Escher, allora ventiquattrenne. Erano entrambi ospiti nella pensione Saccaro della signora Giuseppa Alessandri, in via Sallustio Bandini 29.

L'edificio in cui si trovava la pensione Saccaro, fotografato nel 2021

Si ritrovano anni dopo a Roma, dove Escher si è stabilito nel 1925, perché si dedicavano alla xilografia e frequentavano l'ambiente degli incisori che pubblicavano le loro opere sulle riviste «L'Eroica» e «La Diana».

Nasce un'amicizia che porta i due giovani artisti a viaggiare insieme in Abruzzo (1929), Calabria (1930), Sicilia (1932), Corsica (1933) e ancora in Sicilia e a Malta (1935).

Di nove anni più vecchio di MCE, Giuseppe era nato come Joseph Haas a Sachseln, nel cantone Obvaldo. Dopo la scuola elementare, fu apprendista pittore di piatti a Root, vicino a Lucerna, frequentò una scuola di pittura a Zurigo, dove imparò a imitare il legno e il marmo, si spinse nelle sue escursioni sul lago di Costanza, in Svevia e in Baviera.

Nel maggio del 1911 giunge a Roma e trova un impiego come decoratore al Grand Hotel Plaza, in via del Corso, di cui era proprietario il barone svizzero Pfiffer. Intanto intraprende la sua carriera artistica: studia presso i pittori di Anticoli Corrado, impara da autodidatta a intagliare il legno e nel 1918 espone per la prima volta in una mostra a Roma. Nel 1919 sposa una biellese, Secondina Triverio, e modifica il proprio nome: da quel momento si presenta come Giuseppe Haas-Triverio e firma le sue xilografie con il monogramma “GHT” o “HT”. La moglie è ritratta in due dei migliori dipinti a olio di GHT, Mia moglie e sua madre in Piemonte e Alla casa in riva al lago. 

A Roma, Giuseppe e Secondina abitano a Monteverde, lo stesso quartiere in cui vivono M.C. Escher e la moglie Jetta. Dopo la sua prima personale allestita al Circolo Svizzero nel 1920, GHT espone in numerose mostre, fra cui quelle della Corporazione fascista: probabilmente vide in questa sede le opere di Giacomo Balla e le fece conoscere a MCE, che ne fu influenzato.

A gennaio del 1924 Alessandro Roccavilla annuncia sulla «Rivista Biellese» che la testata si è «procurata pel nuovo anno la collaborazione di Haas Triverio, il valentissimo artista, oriundo svizzero, che, accasatosi felicemente nel Biellese, della regione diveniva ammiratore entusiasta e prezioso riproduttore». In effetti l'articolo è corredato da xilografie di GHT di vedute biellesi: il Battistero, le chiese di S. Sebastiano, S. Gerolamo e S. Grato di Sordevolo.

Nei numeri seguenti le opere grafiche di GHT diventano presenze fisse; campanili e contadini sono i suoi soggetti preferiti. Un anno dopo, sulla stessa rivista, un articolo di Piero Scarpa loda Giuseppe Haas-Triverio e presenta alcune xilografie romane dell'artista. Sul numero di settembre del 1925, Francesco Carandini recensisce la Terza Esposizione di Belle Arti in corso a Biella; fra gli artisti presenti c'è anche Haas-Triverio, di cui si descrive la tecnica: GHT tira le sue xilografie a mano, senza l'aiuto di un torchio, posando il foglio in successione sui vari cliché che ha preparato, calcandolo delicatamente con la mano e strofinandolo abilmente con appositi strumenti di osso.

Alcune delle xilografie pubblicate sulla «Rivista Biellese» adornano il calendario del 1926 che il periodico regala ai suoi lettori; per alcuni mesi dello stesso anno, altre opere di GHT compaiono sulla rivista, poi la collaborazione si interrompe.

Due anni più tardi, nel 1928, una xilografia di GHT viene scelta per la copertina della pubblicazione turistica Il Biellese, stampata in 10.000 copie dalla tipografia Ferrara per l'Associazione Pro Biella e Biellese.

Nel 1933 una xilografia di GHT, Inverno oropeo, viene scelta per la copertina del numero di gennaio di un'altra rivista, l'«Illustrazione Biellese», nata l'anno precedente. Il periodico conteneva, tra l'altro, una rubrica intitolata “I biellesi nel mondo”, nella quale venivano pubblicati resoconti di viaggi in Paesi lontani. Un'altra xilografia di GHT, Favaro, compare sulla copertina del numero di maggio del 1934.

Il 1935 è per gli Escher l'anno di un radicale cambiamento. Rispetto ai primi anni Venti, l'epoca dei primi viaggi e del matrimonio, l'Italia è diventata, dirà il grafico olandese molto tempo dopo, «un altro mondo»: questa volta, però, in senso negativo.

Gli anni vissuti in Italia da Escher coincidono con l'ascesa del fascismo, dalla sciagurata decisione del re Vittorio Emanuele III di affidare il potere esecutivo a Mussolini alla incosciente preparazione delle guerre che porteranno migliaia di giovani italiani a uccidere e morire in Etiopia e Spagna, tra il 1935 e il 1936. Un'Italia dominata dalla sua parte peggiore: i prepotenti, gli arrivisti, i razzisti, i clericali, stretti intorno a un regime che in una dozzina di anni vede crescere il consenso alle sue politiche violente. A opporsi è, come sempre in Italia, una ristretta minoranza. La maggioranza pensa a come approfittare della situazione o a quale gerarca sottomettersi per ottenere dei meschini favori, a danno ovviamente di qualcun altro, di cui non importa nulla perché non è un membro della propria famiglia o del proprio clan. La vita diventa sempre più difficile per chi ha conservato la propria umanità, anche per chi non si occupa di politica, per un artista, per uno straniero.

In questo clima matura la decisione degli Escher di lasciare Roma e l'Italia. Chissà se, sulla decisione di lasciare l'Italia, per l'artista olandese avrà pesato anche la delusione probabilmente provata per la vicinanza di Giuseppe Haas-Triverio agli ambienti fascisti. Comunque sia, i due amici decidono di compiere ancora un viaggio insieme, nuovamente in Sicilia, di cui nel 1932 avevano esplorato solo una parte. Forse Escher ha in mente di salutare, così, l'Italia e il suo amico Giuseppe nel modo migliore, oppure vive l'esperienza quasi come un ultimo appuntamento con l'amante che si è deciso di lasciare per sempre.

Da gennaio 1936 la rivista l'«Illustrazione Biellese» viene pubblicata «sotto gli auspici della Sezione di Biella dell'Istituto Fascista di Cultura» e in seguito «del Fascio di Combattimento di Biella». La collaborazione di GHT continua con le xilografie per le copertine dei numeri di febbraio (Chiesa di S. Sebastiano – Biella) e aprile (L'antica porta del Vernato) nel 1936, di marzo (Mercato della frutta a Biella) e settembre-ottobre (Donna biellese) nel 1937, di febbraio (Testa di vecchio) e aprile nel 1938, di gennaio nel 1939, di marzo nel 1940. Abbandonati i paesaggi e i ritratti di volti biellesi, l'ultima copertina GHT la dedica a Mussolini e alla cultura fascista. Nel numero di agosto-settembre 1941 l'«Illustrazione Biellese» elogia GHT con un articolo a firma di Raffaele Biordi: Giuseppe Haas Triverio e le sue xilografie. Intanto, dopo che l'Italia è entrata in guerra, GHT è tornato a vivere a Sachseln.

Biella non lo dimentica completamente: nel 1949 la «Rivista Biellese» gli dedica un articolo per il suo sessantesimo compleanno, e ancora nel 1953 la galleria Cornice, in piazza Fiume, allestisce una mostra delle sue xilografie.

Si può leggere in Rete una biografia di Giuseppe Haas-Triverio e, nello stesso sito, vedere alcune sue incisioni, dipinti e disegni.


Ho seguito Escher è pubblicato e venduto da i libri di Mompracem.
Si trova nelle librerie (anche online).





Ho seguito Escher:

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martedì 1 ottobre 2024

In cammino nella Prima Zona Liguria: pasti e pernottamenti

 

I viaggiatori hanno a disposizione in Rete tutte le informazioni necessarie per scegliere dove mangiare e dove dormire, tuttavia ho preparato un elenco di consigli per chi si mette In cammino nella Prima Zona Liguria: si tratta di esercizi scelti per la loro posizione, le specialità o la disponibilità nei confronti dei camminatori e degli appassionati di storia.

È sempre consigliato verificare in anticipo l'apertura delle strutture e, se possibile, prenotare. Talvolta i trasporti pubblici permettono di spostarsi verso i centri limitrofi anche per i pasti e il pernottamento: in questo modo, in alcuni casi la stessa località può servire da base per percorrere più tappe.


La guida

In cammino nella Prima Zona Liguria

si può acquistare
nelle librerie (anche online)
o dal sito dell'editore Fusta



Consigli per i pasti e i pernottamenti

Itinerario 1


1.1 – Da Albenga ad Andora

Albenga:

Bar Mina – via Martiri della Libertà, 48

Colla Micheri:

Osteria – 0182 86116



1.2 – Da Andora ad Imperia

Alassio:

Hotel Badano - via Gramsci, 36 - 0182 640964

Diano Marina:

Bar ristorante El Parador – corso Garibaldi, 19

Imperia (Oneglia):

Focacceria caffetteria Il bastione – via Matteotti, 62 – 0183 197 2968


1.5 – Da Curenna di Vendone ad Alto (Fontane)

Alto:

Osteria del Castello - via Castello, 2 - 350 161 4227

Agriturismo Olio del Casale – via Roma, 2 – 335 686 2222

Caprauna:

Rifugio Pian dell'Arma – 353 408 8728


C1.1 – Da Pian dell'Arma a Quarzina

Quarzina:

Rifugio Quarzina – 333 886 4283





C1.2 – Da Quarzina a Carnino

Carnino:

Foresteria di Carnino – 0174 086108 / 333 9117975


Itinerario 2


2.1 – Da Sanremo a Baiardo

Sanremo:

Hotel Corso - corso Cavallotti, 194 - 0184 509911

ristorante La Ciotola - via S. Stefano, 4 (centro storico Pigna) - 0184 507609

Baiardo:

caffetteria Ghirazucchina, via Roma 106

ristorante bar Jolanda, via Roma




2.4 – Da Badalucco a Carpasio

Carpasio:

ristorante La Carpasina, piazza Garibaldi, 18 - 334 107 4737

Ostello Leo Anfosso, via Tullio 12 – attualmente chiuso


2.5 – Da Carpasio a Molini di Triora

Andagna:

Casa di nonno Memè (appartamento) – 328 961 6343

Molini di Triora:

bar Capriolo, via Nuova 1


Itinerario 3


3.1 – Da Ventimiglia a Villatella

Ventimiglia:

Mercato Coperto – via della Repubblica

Villatella:

Ristorante e B&B Vecchio Frantoio – 0184 215151 / 349 644 9274


3.2 – Da Villatella a Olivetta

Rifugio non custodito Patrick Gambino, località Gerri (chiavi presso la sezione di Ventimiglia del CAI o al Ristorante Vecchio Frantoio di Villatella)



3.3 – Da Olivetta a Rocchetta Nervina

Rocchetta Nervina:

B&B e osteria La Pecora Nera – 345 469 0888

Ostello Alpi Liguri, viale Rimembranze 35 - 320 602 0330 - ostelloalpiliguri.eu

Bar La Favola


3.4 – Da Rocchetta Nervina a Pigna

Pigna:

Affittacamere e pizzeria-ristorante Sul Ponte – 340 464 2038


3.5 – Da Pigna a Triora

Langan:

Agriturismo Il Rifugio – 329 023 6494

Molini di Triora:

bar Capriolo, via Nuova 1


3.6 – Da Triora a Piaggia

Piaggia:

Locanda La Briga, via Pastorelli, 1 – 346 122 4656

Affittacamere DolceMente, via Tanarello, 4 – 346 122 4656


3.7 – Da Piaggia a Carnino

Carnino:

Foresteria di Carnino – 0174 086108 / 347 301 8685


3.8– Da Carnino a Fontane

Rifugio Mongioie (0174 390196)

Bivacco Cavarero (CAI Sezione di Mondovì, 0174 46776)

A Fontane è possibile pernottare nell'ex-edificio scolastico (gestito dall'Associazione Culturale “E Kyé”, prenotare al numero 349 3232140 - 347 8449602); per i pasti: Osteria delle Fontane (388 6258306 - 333 5334642)

A Corsaglia (6 km a N di Fontane): ristorante e albergo Corsaglia (0174 349109 – 345 7007999)


C3. 1 – Da Carnino a Quarzina

Quarzina:

Rifugio Quarzina – 333 886 4283


C3.2 – Da Quarzina a Ponte di Nava/Pian dell'Arma

Caprauna:

Rifugio Pian dell'Arma – 353 408 8728











domenica 22 settembre 2024

Ho seguito Escher a Sperlinga

 

Il 22 aprile 1932, Maurits Cornelis Escher è al porto di Napoli con il pittore Giuseppe Haas-Triverio, finalmente di nuovo in partenza per un viaggio. Nei mesi precedenti hanno preparato l'itinerario per esplorare la Sicilia settentrionale. Hanno molto probabilmente consultato la guida Baedeker Italie méridionale, che propone un percorso “De Palerme à Messine, en longeant la côte”, uno alle “Iles Lipari”, un altro “De Messina à Catane” e uno “De Palerme à Girgenti”, che i due amici percorreranno al contrario per ritornare al capoluogo.

Si imbarcano su un piroscafo delle Flotte Riunite Florio, che in tredici ore di navigazione li porta a Palermo. Come sempre, il programma del loro viaggio è denso: in un mese, visitano Corleone, Cefalù, Tindari, Milazzo, Lipari, Taormina, Giarre, Randazzo, Bronte, Cesarò, Troina, Cerami, Nicosia, Sperlinga, Enna, Calascibetta, Gangi, Petralia Sottana, Caltavuturo, Sclafani, Calatafimi, Segesta, Castellammare e Monreale. MCE produce ventitré schizzi, da cui, fra il giugno seguente e l'aprile 1933, ricaverà dodici stampe. [...]

Da Nicosia, il 9 maggio 1932 Escher e Haas-Triverio compiono un'escursione a Sperlinga. Il nome della località deve aver acceso in Mauk il ricordo di altri toponimi simili, come la gola esplorata in Corsica quattro anni prima. Disegna le grotte che si trovano sotto il castello e nel gennaio 1933 ne realizza una xilografia, Abitazioni rupestri (a Sperlinga), Sicilia.  [...]


Primo gennaio Ventidue

A Sperlinga arrivo che la città ancora non si è svegliata, tutto è chiuso, ma dopo aver dato un'occhiata dall'esterno al castello che è stato costruito su una magnifica roccia, vedo segni di vita al bar “Castello”, dove dovrebbero essere in vendita i biglietti di ingresso. 


Sono le nove e un quarto. Il barista mi dice che il castello dovrebbe aprire alle nove, mentre lui ha già un cliente che si è appena bevuto un amaro. Aggiunge che va a informarsi e mi suggerisce di andare intanto a vedere le grotte del borgo rupestre che sono proprio lì accanto. Buon consiglio, perché le porte di legno delle spelonche e i cacti che crescono fra le tegole sono molto fotogenici; due delle grotte sono ancora abitate. 




Torno al bar dopo mezz'ora e, poiché intanto il castello è stato aperto, posso fare il biglietto, che poi mi viene strappato davanti al portone da un'impiegata molto bella. Al primo piano, una meravigliosa sorpresa: alle pareti di una stanza sono appesi pannelli dedicati ai viaggiatori illustri che hanno fatto tappa a Sperlinga: Muhammad Al-Idrīsī, Jean-Pierre Houël, i fratelli Paternò-Castello, Gerhard Rohlfs, M.C. Escher, Robert Capa, Fosco Maraini, Ettore Chiaramonte, Enzo Sellerio, Hermann Huppen.

(Da Ho seguito Escher. In viaggio con l'artista in Italia, Spagna, Corsica, Tunisia, Malta,

i libri di Mompracem, Firenze 2024)








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mercoledì 18 settembre 2024

Ho seguito Escher in Calabria

 

Nei mesi che trascorre a casa, Escher digerisce e metabolizza le provviste raccolte precedentemente in viaggio. Il mondo verso cui viaggiare e la tana a cui tornare sono entrambi necessari ed esistono per opposizione reciproca. Quando le riserve si esauriscono, è tempo di ripartire. Il 28 aprile del 1930 MCE si rimette in viaggio: questa volta la meta è la Calabria.

La compagnia del viaggio precedente [in Abruzzo] si ingrandisce: a Escher, Haas-Triverio e Schiess si aggiunge Jean Rousset, un giovane francese studioso di storia e appassionato di fotografia.

Da Roma, via Napoli e Paola, il gruppo raggiunge in treno Pizzo, nella Calabria occidentale; sulla costa tirrenica, i quattro amici si fermano a Tropea e Scilla. Da Reggio risalgono la costa ionica alternando tratti in treno, lungo il mare, a esplorazioni dell'interno compiute a dorso di mulo o a piedi. Prima di partire, MCE ha pesato lo zaino e annotato nella sua agenda che sulle spalle avrà 12,5 chilogrammi.

Il viaggio dura quasi un mese e si conclude il 24 maggio a Rocca Imperiale; fra l'ottobre 1930 e il febbraio 1931, MCE lo trasformerà in tredici stampe, di cui sei xilografie e sette litografie.  

[...]

Quattro marzo Ventidue

Interrompo il tragitto verso Scilla a Cinquefrondi, per incontrare Giorgio Castella: autore di Lotte e libertà. Storie di donne e uomini antifascisti, sta lavorando alla biografia di un partigiano calabrese, Sebastiano Giampaolo “Fiore”, morto in Piemonte, in Valle Maira. Nel corso di una lunga passeggiata, Giorgio mi racconta la sua esperienza di “calabrese a Milano”, alternando le esperienze di impegno sociale come sindacalista a quelle di comparsa alla Scala, in una Aida e una Carmen. Mi accompagna poi a Maropati, a quattro chilometri da Cinquefrondi, suo paese natale, a vedere le case in cui vissero Sergio Franco, un altro partigiano calabrese ucciso in Piemonte, a Serravalle Langhe, e lo scrittore Fortunato Seminara, l'autore di Le baracche, Il vento nell'uliveto e La masseria.

[...]

Giorgio Castella a Maropati





Il 26 maggio del 1930, Escher annota sulla sua agenda il calcolo delle distanze percorse durante il viaggio in Calabria: 1.709 chilometri in treno, 213 in autobus, 10 in carrozza e più o meno 100 a piedi, per un totale di 2.022 chilometri. 

(Da Ho seguito Escher. In viaggio con l'artista in Italia, Spagna, Corsica, Tunisia, Malta,

i libri di Mompracem, Firenze 2024)


Dopo Scilla, Escher e i suoi amici si fermano a Reggio Calabria, Melito di Porto Salvo, Pentedattilo, Palizzi, Gerace, Stilo, Monasterace, Squillace, Catanzaro, Crotone, Santa Severina, Cariati, Rossano, Spezzano Albanese, Castrovillari, Morano, Trebisacce, Rocca Imperiale. 




La fiumara di Stilo

Il treno delle Ferrovie della Calabria alla stazione di Catanzaro Lido

Santa Severina


Cariati







Morano

Rocca Imperiale







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- a Ravello

venerdì 6 settembre 2024

Ho seguito Escher a Ravello

 

A novembre del 1922 MC Escher torna a Siena, dove si fermerà per quasi quattro mesi, nuovamente alloggiato nella pensione della signora Alessandri. [...] Un'anziana signora danese ospite della pensione magnifica a Escher i paesaggi e le architetture dell'Italia meridionale e in particolare gli consiglia di soggiornare a Ravello. Il primo marzo del 1923 MCE parte per Napoli. [...] Si trattiene una decina di giorni, poi visita Pompei e il 14 marzo arriva a Ravello, dove conta di fermarsi a lungo, seguendo il consiglio della signora danese. Si stabilisce all'Albergo del Toro, che la guida Baedeker definisce una «bonne maison italienne». [...] 

La camera dell'Albergo del Toro in cui soggiornò Escher

Nello stesso albergo, a fine mese, giungono il signor Arturo Umiker, sua moglie e una delle loro figlie. Umiker è un industriale svizzero, mentre sua moglie, Enrichetta Cattaneo, è milanese. La figlia, la maggiore di tre, è nata a Milano il 26 dicembre 1897, il suo nome è Giulia ma la chiamano Jetta. Nel 1900 la famiglia Umiker si era trasferita a Mosca, nel quartiere Nakhabino, dove il padre possedeva una filanda. Dopo la rivoluzione del 1917, Jetta, i genitori e le due sorelle minori riuscirono a tornare in Europa fuggendo in Finlandia.

[...] 

A Ravello MCE lavora intensamente, perché vuole migliorare nel disegno. Il 31 marzo si rade la barba per l'ultima volta. Osserva gli accoppiamenti delle lucertole e li descrive in una lettera a Jan. Il 5 giugno cambia argomento: all'amico racconta che al tavolo di fianco al suo è seduta una ragazza di venticinque anni; sta mangiando un biscotto e, a causa del caldo, indossa una camicetta senza maniche; le braccia delle ragazze lo turbano – confida Mauk – specialmente se sottili e leggermente abbronzate. Si rende conto di non aver più scritto all'amico da quando ha conosciuto Jetta. Non può far altro che scrivere di lei [...]

Ventinove dicembre Dodici

Per andare a piedi da Amalfi a Ravello ho chiesto informazioni ai passanti di fronte al museo, ma i primi che interpellato non sapevano darmi una risposta. Mi è stata poi indicata una scalinata a pochi passi di distanza. Con mille gradini sono arrivato a Pontone e in un'ora a Ravello.

Sul sentiero da Amalfi a Ravello

[...] Da Villa Cimbrone di Ravello, mi incammino verso Atrani, scendendo le scalinate che portano a Castiglione. Presso la chiesa dei Santi Filippo e Giacomo, c'è il punto dal quale, il 25 maggio 1931, MCE disegnò, a colori, uno scorcio di Atrani, con il campanile della Collegiata di Santa Maria Maddalena al centro della composizione.



Escher ha usato la parola “nostalgia” in un'intervista rilasciata molti anni dopo, a proposito di ciò che emanano le sue stampe: in esse, ha spiegato il grafico, si ritrova l'architettura dell'Italia meridionale, l'impasto di influenze normanne, romaniche e arabe, e in particolare gli elementi che osservò e disegnò lungo la costa amalfitana, a Ravello, Positano, Atrani, Maiori, Minori e Amalfi.

Per esempio, nella stampa Case di Positano, dell'agosto 1934, sono evidenti alcuni degli interessi di MCE: le scale, le case cubiche e i tetti a cupola (Escher li definì “a panino”) tipici della Costiera Amalfitana. Nell'incisione Sogno dell'aprile 1935, il loggiato in cui è ambientato il sogno replica le arcate della chiesa della Madonna dell'Ospedale di Ravello, di cui MCE aveva realizzato uno schizzo nel maggio 1931.

Della litografia Cascata, del 1961, una delle opere più famose di Escher, tutti ricordano il mulino in primo piano, sul cui bizzarro loggiato l'acqua scorre in un circolo impossibile; pochi notano che lo sfondo, di un grigio molto chiaro, è una collina terrazzata: MCE l'aveva disegnata nell'entroterra di Ravello, durante i soggiorni degli anni Venti, molto probabilmente nella gola del Dragone, il torrente che scorre tra Scala e Ravello e sfocia poi ad Atrani. Inoltre, nella stessa opera, la casa in basso a destra è sormontata da un tetto a cupola e la donna che stende i panni è un particolare che l'artista può aver disegnato osservando una terrazza della zona.

Ai primi di luglio del 1931, in Olanda, Escher si mette al lavoro sulle immagini che ha disegnato e fotografato durante il soggiorno a Ravello. La prima litografia che ricava, ad agosto, è Atrani, Costa di Amalfi. È probabilmente nata da una fotografia in cui in primo piano compare Jetta, e sullo sfondo il promontorio di Atrani, ricoperto per buona parte di case, che termina con la Collegiata di Santa Maria Maddalena. Contiene molti degli elementi preferiti da Mauk: scale, cupole, edifici bianche e squadrati, un campanile a più livelli, una parete rocciosa verticale. Atrani e la sua Collegiata ritorneranno nella xilografia Metamorfosi del maggio 1937 – in cui costituiscono l'estremità sinistra della trasformazione –, in Metamorfosi II - realizzata tra il novembre 1939 e il marzo 1940, dove il grafico aggiunge alla Collegiata una torre che permette la trasformazione di Atrani in una scacchiera con i pezzi del gioco – e infine in Metamorfosi III, del 1968, più estesa ma simile alla precedente. Escher ha affermato che la torre immaginaria e la scacchiera sono nate «per una associazione di idee più o meno casuale».

A L'Aja, in estate Escher incontra l'incisore Fokko Mees, con cui si consulta sulla tecnica del bulino. A settembre, inizia a sperimentare questo strumento; la prima incisione che realizza è un cartoncino di invito per una mostra in programma a ottobre a L'Aja: l'immagine al centro è un leone, il cui originale marmoreo MCE aveva disegnato a Ravello. Si trovava in origine nel ciborio del duomo, in coppia con la statua di un bue. Nel Settecento, i due simboli degli evangelisti Marco e Luca vennero posizionati sulla Fontana Moresca, nella piazza omonima di Ravello, da dove furono rubati negli anni Settanta. Oggi se ne possono vedere le copie. 


Nello stesso duomo, Escher si era fermato a ricopiare le decorazioni geometriche del pulpito, sorretto da sei colonne su leoni stilofori, realizzato nel 1272 da Nicola di Bartolomeo da Foggia grazie a una donazione del mercante Nicola Rufolo.


Novembre è un mese di intensa attività: Escher realizza un'altra incisione, che raffigura un vicolo coperto di Atrani, una litografia con un panorama dello stesso paese e una con una vista di Ravello. A dicembre produce una xilografia della costa di Amalfi, a gennaio del 1932 un'incisione e una litografia del santuario dei Santi Cosma e Damiano di Ravello: era una piccola chiesa costruita in una parete rocciosa, oggi non più visibile perché inglobata negli anni Sessanta da un edificio molto più grande. Nel febbraio 1932 realizza due xilografie, un carrubo sporgente da una scogliera e una vista di Atrani presa da Pontone, e due incisioni: Porta Maria dell'Ospidale, Ravello e San Giovanni in Campidoglio. Quest'ultima raffigura la chiesa di San Giovanni Battista dell'Acqua e il suo campanile in stile moresco. A marzo stampa un'incisione del leone della Fontana Moresca e una litografia della frazione Torello: la chiesa duecentesca di San Michele Arcangelo, con un esonartece a tre archi, occupa la parte centrale e intorno ha diversi piani di terrazzamenti.  

(Da Ho seguito Escher. In viaggio con l'artista in Italia, Spagna, Corsica, Tunisia, Malta,

i libri di Mompracem, Firenze 2024)







Il 17 settembre 2024, all'Albergo del Toro, ho conosciuto Bruno Mansi, l'editore che con i tipi di Il Punto pubblicò nel 1984 La Costa di Amalfi di Maurits Cornelis Escher (1923-1934) di Massimo Bignardi: un elegante volume in cui lo studioso ricostruisce i soggiorni e il lavoro di MCE a Ravello e li inserisce nel contesto della vita culturale locale negli anni Trenta. Grazie a uomini di cultura come Mansi e ai proprietari dell'Albergo del Toro che ne conservano la memoria, Escher «a Ravello è visto come un concittadino». Sono anche venuto a sapere che a Scala, a due chilometri da Ravello, un secolo fa viveva una comunità di artisti danesi: la signora che diede a Mauk il più prezioso dei consigli di viaggio forse vi aveva vissuto per un certo tempo?


Madonna dell'Ospedale, interno:
la struttura di questa chiesa
si ritrova nella xilografia
di MCE Sogno (1935)


Ho seguito Escher anche:

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