martedì 11 settembre 2018

Hokkaido, la terra degli orsi (e di altri animali)




Per i giapponesi, la parola scritta ha grande valore. Nei luoghi pubblici, come le stazioni ferroviarie, i cartelli abbondano e l'atteggiamento mentale generale sembra essere: “Leggiamo e poi facciamo quello che c'è scritto”.


Con l'afflusso di turisti stranieri, sono comparsi gli avvisi scritti in più lingue, che sono utili anche per comprendere come una regione, in questo caso l'Hokkaido, si descrive a chi la visita. Se si presta attenzione ai cartelli, il messaggio che ci comunicano è chiaro: questa è la terra degli orsi (e di altri animali): umani, non disturbateli e fate attenzione!


Avvertenze nei campeggi:








Avvistamenti verso l'Asahi-dake:




E sul Rausu-dake:


On the road:


Gli Ainu, antichi abitatori dell'isola, avevano una diversa relazione con gli orsi:




  

 (foto dal Kaneto Kawamura Ainu Museum di Asahikawa)

E con i gufi:


Ma ci sono anche altri uccelli:


Fra cui gli unici ladri che si incontrano in Giappone:


Anche tartarughe (in un certo senso):



Foto di gruppo:


Ma loro, gli orsi, cosa ci vogliono comunicare?



PS. Forse in Giappone il rispetto degli avvisi scritti deriva in parte dal fatto che sono di solito logici e sensati, e in parte dalla fiducia che tradizionalmente si ripone nelle autorità. Tutto l'opposto avviene in Italia, dove si dà per scontato che quello che si legge su un cartello sia inaffidabile o sbagliato o non aggiornato o comunque da trascurare. Basti pensare al terribile significato dell'espressione «sulla carta è così, ma...». La maggior parte degli italiani non sente la forza della parola scritta, anche perché non ha fiducia in chi la scrive. Per fermarli o indirizzarli bisogna ricorrere a qualcosa di fisico, come barriere o transenne, e spesso non basta neanche quello.

1 commento:

  1. A proposito di barriere e transenne, proprio oggi ho visto un ragazzo atteaversare i binari scavalcando delle barriere messe apposta per evitare che qualcuno attraversi i binari. È accaduto di fronte a due agenti della Polizia Ferroviaria che non se ne sono minimamente accorti. Quindi non solo le parole in Italia non sono sufficienti, ma anche le barriere fisiche. Mi dispiace tanto essere italiana in momenti come questi. E sempre più penso che in una società civile le regole debbano essere fatte rispettare per una serena e piacevole convivenza. W il Giappone!

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