giovedì 15 settembre 2016

La Resistenza nella zona di S. Margherita di Dronero




L'oppressione nazifascista colpisce la Val Maira fin dal gennaio 1944, quando i principali antifascisti di Dronero vengono arrestati e avviati ai campi di sterminio in Germania. Nello stesso periodo si organizzano le formazioni partigiane che condurranno in valle la Resistenza.

Nella zona di S. Margherita si stabilisce un gruppo comandato da Detto Dalmastro, il Raggruppamento Maira”, che sarà parte delle formazioni “Giustizia e Libertà” ispirate al socialismo liberale di Carlo Rosselli e del Partito d'Azione.
A Ruà del Prato vengono accolte le reclute, poi smistate alle bande stabilitesi nelle borgate a monte. L'osteria del Belvedere a S. Margherita, gestita da Margherita Rovera detta Tin, è il crocevia in cui partigiani e staffette si incontrano e riforniscono. Nella frazione Ghio si trova il forno utilizzato, di notte, per panificare. Il monte Cauri è il rifugio estremo in caso di attacco nemico.
A marzo una baita della borgata Assarti diventa la prima tipografia partigiana, dove Aurelio Verra compone il Notiziario dei Patrioti delle Alpi Cozie; a maggio, si stringono accordi con la Resistenza francese, in particolare con il comandante Jean Lippmann a cui è dedicata la lapide posta a Paglieres.
Rastrellamenti e imboscate nazifasciste si susseguono fino a giugno '44, quando i partigiani riescono a liberare l'intera valle e costituire, il 6 luglio, la Repubblica di Val Maira. La borgata Assarti è la sede della I banda della Brigata Maira, che insieme con la Brigata Varaita forma la Seconda Divisione Alpina “Giustizia e Libertà”; il 17 luglio viene scelta dagli Alleati per il primo aviolancio di materiale bellico destinato ai partigiani della valle.
A Cartignano il dottor Mario Pellegrino (Grio) attrezza nel municipio il primo ospedaletto per i partigiani della zona.


Il 30 luglio i tedeschi attaccano: Cartignano e San Damiano sono bombardate e incendiate; nonostante i contrattacchi partigiani, i nazisti occupano la valle alla fine di agosto. I feriti vengono trasferiti prima a Ponte Marmora e poi a Chiappera; infine, l'ospedaletto viene installato a Paglieres, già base della III banda della Brigata Maira. In autunno la resistenza continua nelle borgate, ma anche lì giungono le imboscate: agli Assarti, per esempio, il 30 dicembre i fascisti uccidono Ciccio Cusati e Prit Rovera. I due partigiani riposano nel cimitero di S. Margherita, insieme con i compagni che, sopravvissuti alla guerra, hanno chiesto di essere sepolti in questo luogo.

Nel gennaio del 1945 riprendono gli aviolanci degli Alleati, a Gerbido e Assarti; a febbraio i rastrellamenti nazifascisti.
Ad aprile le formazioni partigiane si schierano a difesa delle centrali idroelettriche e attaccano i presidii fascisti; il 26 liberano Dronero.

Dopo la guerra il Colletto della Margherita diventa il “santuario” delle formazioni partigiane “Giustizia e Libertà”: qui un cippo ricorda i caduti della Seconda Divisione Alpina, accomunati a Duccio Galimberti e Jean Lippmann.
Negli anni Sessanta, Grio e tanti altri partigiani che qui avevano vissuto e combattuto acquistano un terreno a monte della chiesa di S. Margherita, dove fra il 1968 e il 1970 viene edificato il rifugio, poi intitolato a Detto Dalmastro.
Così descrivono l'impresa:

Con il rifugio non abbiamo solo eretto un monumento, abbiamo cementato la nostra unità, che è stata sempre la nostra forza.”

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